Sopra i tetti di Firenze

IL DIARIO DI CECILIA PEZZA

martedì

20

agosto 2013

Villa Triste, per non dimenticare

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

Oggi  passando da via Bolognese, è difficile ricollegare Villa Triste alla sua storia: la targa che la ricorda  è nella proprietà del condominio ed è difficilmente visibile dall’esterno, tanto che per leggerla per intero si è costretti a farsi aprire il cancello di accesso al palazzo. Settant’anni fa le milizie fasciste trasformarono questo palazzo in un terribile luogo di prigionia e tortura, ad opera della famigerata Banda Carità. Il suo nome,  villa Triste, ricorda proprio le torture che questa squadra inflisse agli antifascisti negli ultimi mesi di occupazione della città. Da lì passarono tanti eroi della nostra Resistenza: alcuni non ne uscirono più, come Bruno Fanciullacci e Anna Maria Enriques Agnoletti. Altri furono più “fortunati”, come il campione di ciclismo Gino Bartali. Davanti all’edificio, la scorsa amministrazione ha intitolato il largo a Bruno Fanciullacci, ma non basta. Nel settantesimo anniversario dei fatti di Villa Triste dovremmo porre una  nuova lapide, esterna al palazzo, che racconti la storia di quelle stanze e renda giustizia e memoria a chi vi è stato torturato perchè difendeva la libertà. Se non interveniamo ulteriormente  rischiamo di perdere il ricordo di cosa è stato quel luogo per Firenze, e non sarebbe giusto. Lo dobbiamo a chi si è battuto per la democrazia ed ai bambini fiorentini che non dovranno crescere senza sapere il perchè di questi sacrifici.

 

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