Sopra i tetti di Firenze

IL DIARIO DI CECILIA PEZZA

Maggio MusicaleArchivio

venerdì

8

novembre 2013

Un caso guida

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

In questi giorni si riapre la trattativa sul futuro del Maggio Musicale Fiorentino. Dopo mesi in cui si paventava la liquidazione della Fondazione, oggi partiamo da un dato di fatto: il Decreto Valore Cultura promosso dal ministro Bray si impegna economicamente e non solo a salvare e rilanciare le Fondazioni lirico sinfoniche italiane. Una fra tutte, il nostro Maggio.

Che diventa perciò, un’altra volta, un caso guida di una discussione che sarà nazionale, e sempre più culturale sul futuro delle nostre eccellenze artistiche.

Il piano sul tavolo è, in linea di massima, questo: 44 dipendenti del settore tecnico amministrativo che verrebbero sposati ad Ales, una società ministeriale. Altri sette dipendenti, quelli della biglietteria, farebbero lo stesso percorso, e andremmo così ad esternalizzare il servizio di vendita dei biglietti. C’è poi la partita dei precari, che è un’altra storia, in parte legata ad un procedimento giudiziario. Infine, il commissario Bianchi propone la chiusura del corpo di ballo.

Su questo ultimo punto però è necessario chiarirsi bene: se è vero, come pare, che la riorganizzazione del nostro teatro farà da scuola ad altre situazioni, partire col piede sbagliato potrebbe portare a seri errori. Siamo infatti disponibili a cedere una attività artistica così importante? Siamo sicuri che la nostra Fondazione sarà la stessa senza i suoi ballerini? Non ci sono davvero altre soluzioni?

Il dibattito da fare è come rilanciare questo strategico settore culturale, che porta il nome italiano in tutto il mondo. Io non credo che si possa farlo tagliando le sue competenze, il suo patrimonio. C’è bisogno anzi di valorizzarlo, magari mettendolo maggiormente a servizio della cittadinanza. C’è bisogno di creare nuovi spazi di azione e di lavoro. Impoverendo la Fondazione potremmo mettere i conti a riparo per un anno, magari per due. Ma poi i nodi vengono al pettine, sempre. E sarebbe un vero peccato svegliarci un giorno in un Paese più povero artisticamente.

Perciò non possiamo cedere senza discutere: ne va non solo del Maggio Musicale Fiorentino, ma di tutto il sistema culturale italiano. Di ciò che si produce e si esporta, che ci rende famosi fuori dai nostri confini.

venerdì

7

giugno 2013

Maggio musicale, Pezza (Pd): “Bene l’apertura di Renzi all’idea di azionariato popolare. Non convince l’ipotesi di una cooperativa per il corpo di ballo”

Categoria Comunicati

“Bene l’apertura del sindaco Renzi all’idea dell’azionariato popolare, che da teoria può passare a realtà, se c’è la volontà di tutti. Resta comunque tanta preoccupazione, non certo mitigata dalla proposta di una cooperativa per “salvare” il corpo di ballo del Maggio: non nascondiamoci dietro a un dito”. Così la consigliera del Pd Cecilia Pezza commentando le dichiarazioni del sindaco sul maggio musicale rilasciate oggi a Lady Radio. “ Una cooperativa – dice la consigliera Pezza- equivale ad una esternalizzazione del Maggio Danza, e la domanda a cui bisogna rispondere è proprio questa: vogliamo esternalizzare funzioni che qualificano il nostro teatro o vogliamo rilanciare tutte le attività di cui si compone? Perchè la prima strada è semplice, e mette tutto il peso dell’operazione sulle spalle dei lavoratori. La seconda strada è sicuramente più complicata ma è quella che vorrei che percorressimo, mi pare infatti la sola in grado di salvare davvero il Maggio senza perderne il suo valore.”

venerdì

31

maggio 2013

Come il Barcellona

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

Dal 2009 in Consiglio comunale seguiamo con attenzione la situazione del Maggio Musicale:  è seria, il debito aumenta, i finanziamenti privati promessi non sono arrivati, la bigliettazione non funziona. Dopo il commissariamento della soprintendente Francesca Colombo, c’è aria di riorganizzazione.

Il commissario Bianchi, nominato dal ministro alla cultura del Governo Monti, Ornaghi, presenta un piano per salvare la Fondazione che prevede la chiusura dei laboratori scenici e del corpo di ballo: insieme agli amministrativi si tocca più di cento posti, con il rischio reale di passare da teatro di produzione ad un contenitore di opere per lo più esternalizzate. Nei mesi precedenti, i lavoratori avevano già fatto diversi sacrifici. Guardando il bilancio consuntivo, si capisce immediatamente che gli unici risparmi sono venuti da lì. Ma non basta, continua a passare il messaggio che per salvare il teatro si debba estirpare il suo male, cioè la sua anima, le persone che lo fanno funzionare. Addirittura si paventa l’ipotesi della liquidazione coatta.

Il dibattito diventa subito un caso nazionale, perchè una cosa è chiara: la crisi del Maggio è la crisi che stanno vivendo tutte le fondazioni lirico sinfoniche italiane. La soluzione della crisi del Maggio aprirebbe la strada alla soluzione di tutte le altre crisi.

Il nuovo ministro alla cultura, Massimo Bray, ha le idee chiare in tal senso: di liquidazione non si parla nemmeno. Bisogna trovare i fondi per mettere una toppa e le vie istituzionali per portare in salvo la “baracca”. E questa è la strada su cui si muove.

Intanto i sindacati lanciano una proposta, inizialmente in sordina, poi sempre con più forza: chiamano a raccolta i fiorentini e tutti gli altri amanti del Maggio, chiedono un aiuto al pubblico, quello più vicino e quello più lontano.

Insomma: nasce l’idea dell’azionariato popolare. Me ne innamoro immediatamente, mi ricorda il grande Barcellona. Non sono mai stata una tifosa doc. Ma ho scoperto mesi fa, girando per le strade della capitale catalana, che il Barcellona vive di azionariato popolare.

Follia  ripetere questa formula per un teatro? Può darsi. Ma sicuramente la salvezza delle nostre Fondazioni culturali non può essere relegata ai soli investimenti del Fus e degli Enti Locali. Occorre un moto d’orgoglio. Occorre capire che “Il Maggio sono io”: il teatro deve aprirsi alla città e la città al teatro.  Se non riattiveremo questo circolo virtuoso, se non torneremo a vivere questa Fondazione come un fiore all’occhiello per la cultura fiorentina, se non inizieremo a sentirla di nuovo nostra, ad essere fieri del fatto che giri il mondo portando il nostro valore aggiunto, il nostro know how, beh…Se non faremo questo niente potrà riuscire a salvare il Maggio Musicale Fiorentino. Ovviamente le somme che potranno arrivare non saranno sufficienti a salvarlo economicamente, ma potrebbero aiutare. Soprattutto potrebbero aiutare a salvarlo culturalmente, a rendergli quel valore che è giusto che abbia.

Viviamo in tempi strani, nei quali autorevoli ministri della Repubblica insinuano che con la cultura non si possa mangiare. Possiamo capire, dunque, che il problema è tutto culturale? Possiamo capire che la cultura si rilancia giocando all’attacco, e non sempre in difesa? E’ strano, ma quando si parla di questo settore, le soluzioni proposte sono sempre estreme: o una salvaguardia tradizionalista, o un azzeramento di tutto. Oggi invece, credo, servirebbe il coraggio di unire le nostre radici alle cose migliori della modernità. Per esempio, per tornare a Firenze, utilizzando una piattaforma crowdfunding per fare raccolta di azioni del Maggio anche all’estero. Sono esempi, ma indicano una strada.

Apriamo questa battaglia?

 

lunedì

27

maggio 2013

Maggio musicale, Pezza (Pd): “Licenziamenti e tagli ‘cura’ troppo pesante. Rilanciare la proposta di azionariato popolare stile Barcellona”

Categoria Comunicati

“I licenziamenti e i tagli rischiano di essere una “cura” così pesante da ammazzare il paziente. E’ una politica che ricorda tanto, troppo, quella del governo Monti: oggi sappiamo che con i tagli non si rilancia un Paese, figuriamoci un teatro.” Così la consigliera Cecilia Pezza (Pd) in Consiglio comunale in una comunicazione sul Maggio Musicale Fiorentino . “La questione di fondo – spiega Pezza- è decidere cosa deve essere il Maggio: discutiamo di questo e delle possibili prospettive del teatro in un consiglio comunale congiunto a quello provinciale e regionale: una grande assemblea per decidere il futuro del Maggio a partire dalla gestione e dalle funzioni del nuovo Teatro dell’Opera, nel pieno rispetto delle prerogative del commissario, che non può però essere abbandonato dalla politica. Noi ci siamo, e con noi Firenze: salvare la qualità del nostro teatro e non svuotarlo del suo valore, a partire dal fatto di essere un teatro di produzione, deve essere una sfida per tutta la città: proprio per questo è da rilanciare la proposta di azionarato popolare, in stile Barcellona,  di cui si parlava giorni fa.”

lunedì

30

luglio 2012

Teatro del Maggio, Pezza (Pd): “Dal 2010 la situazione patrimoniale è peggiorata: vogliamo valutare la dirigenza della Colombo?”

Categoria Comunicati

“Per tutelare lo stato occupazionale del Maggio mi asterrò nella votazione di questa delibera, che però è stata fatta male, velocemente e lascia molti dubbi”. Lo dice la consigliera del pd Cecilia Pezza.  ”Sapevamo tutti da tempo, infatti, che era necessario ricapitalizzare la Fondazione. Non si capisce però come mai ci viene chiesto di votare oggi- continua Pezza-, di fretta, mentre tutti sono pronti a andare al mare. La discussione doveva essere fatta prima, anche per valutare la gestione della nuova soprintendente, che certo non è stata buona come ci veniva promesso nel 2010. Lo stato patrimoniale è infatti peggiorato ulteriormente, e adesso ci troviamo a conferire alla Fondazione un bene del valore di 26 milioni di euro che nemmeno è di proprietà del Comune, almeno fino ad oggi. Il fund raising tanto promesso è stato fatto poco e male, i rapporti tra lavoratori e soprintendenza sono ai ferri corti, il piano industriale è troppo vago. Qualcuno può prendersi la responsabilità del fallimento della soprintendente Colombo? Quando un sindaco nomina un assessore incapace, la colpa è del sindaco. In questo caso di chi è?”