Sopra i tetti di Firenze

IL DIARIO DI CECILIA PEZZA

firenzeArchivio

martedì

27

maggio 2014

771 grazie.

Categoria Pezza Idea

Fare i conti in fondo è sempre difficile. E poi le parole si sprecano, le analisi (spesso sbagliate) pure.
Allora ci provo, scusandomi fin da subito se non venisse fuori un post soddisfacente.
Grazie.
Grazie a Lorenzo, che farà il testimone a Paolo. E anche scusa, non sia mai. Grazie a Paolo ovviamente, che senza le nostre chiacchiere di fine giornata, quando ci si ritrova a letto la notte, le cose non averbbero lo stesso gusto…nemmeno in campagna elettorale!
Grazie ad Andrea, Stefano, Claudio, Franco, Lucilla e tutti gli altri: quel mondo meraviglioso che rende unica Firenze e che mi ha regalato un sostegno gratuito e gentile.
Grazie ovviamente a Massimo (e pure a Guya!): la cosa più bella di questa campagna elettorale è stata senza dubbio quella di rimescolare le carte, perchè la sinistra alla fine è più bella quando sta insieme.
Grazie a Daniele, che la notte è una parte del giorno.
Grazie a Puyan, a Gianluca e a Luigi, e viva gli ambulanti!
Grazie a Benedetto per essere un romantico tifoso.
Grazie, immensamente grazie, a Federico, Giovanni e Irene. Grazie a Mario ed a Mara.
Grazie a Giacomo, per i discorsi sulla cultura e su Dio. E grazie a Enrico, il sostegno del nipote del grande sindaco operaio che governava la città è stato un onore immenso.
Grazie a Trine, al mitico Manti e ad Alessandra Innocenti detta Ale, che sicuramente guida meglio di me.
Grazie a Marco ed a Dino. Grazie a Maria Grazia e a Niccolò, perchè il voto non può fare paura!
Grazie a Valerio, che quando piangevo qualche mese fa diceva che stavo facendo politica nell’unico modo possibile.
Grazie a Gianni, Nicoletta e Lucilla per i loro spledidi panini e le tante risate.
Grazie a Fabrizio e a Matteo, ed ai loro sogni che sanno sempre realizzare, pare impossibile ma è così.
Grazie a Luca, che è un sano riformista.
Grazie al Giaco, ai ragazzi del Tender, ad Alessandro.
Grazie al compagno Silvi ed a Massimo Bray, per l’affetto e la fiducia. Grazie a Sergio, alla sua vena critica che ci sprona a fare sempre qualcosa di più.
Grazie ad Enrico e soprattutto a Laura: di donne così ne ho conosciute poche!
Grazie a Marta, Daniele, Fabio, Riccardo, Alessio, Osvaldo, Giovanna… Grazie a Emanuele, che mi ha fatto scoprire un mondo e che alle cene porta il vino di Libera.
Grazie alla Franci, che pensa sempre al bene della squadra: ce ne sono poche di persone così, e si vede che l’ha cresciuta una grande compagna.
Grazie a Enrico, per quegli occhiali rossi che non volevo e che invece hanno caratterizzato la mia campagna.
Grazie a Carlo, per la poesia che mette nelle foto e nella vita.
Grazie a Angelo e a Fabrizio: il mondo che mi mancava e che mi ha fatto sentire a casa.
Grazie a Rosaria, che sa quanto è possibile soffrire per un partito ma che resiste.
Grazie a Leonardo che accoglie sempre speranzoso le mie folli idee, perchè nella vita bisogna essere ottimisti.
Grazie a Antonia, che è tornata dall’Erasmus per votare Pd e scrivere Pezza.
Grazie a Ginevra, che ancora non può votare ma mi ha regalato una cosa preziosa: la voglia di tornare a giocare con le Barbie.
Grazie a Barbara che mi ha sostenuta nonostante ci fosse chi dicesse di no, ed a Marily che abita vicino a me.
Grazie a Sandra e Antonio, e alla bella Clara.
Grazie a Letizia per avermi reso resposabile, ed a tutti gli altri.
Grazie ad Alessio ed ai suoi quadri di cuori.
Grazie a Leonardo, che si è fidato di me perchè conosce mia sorella. E certo grazie anche a lei, la sorella piccola Franci, ed alla Mei, quella grande: perchè ci sono sempre, più di quanto io ci sia per loro.
Grazie alla mia futura suocera e complimenti al mio futuro suocero. Grazie alla Silvia ed ai suoi amici che mi scrivono su Facebook.
Grazie ad Alberto per le riflessioni pomeridiane. Grazie a Valeria e ad Achille, ad Elisa. A Dani, alla Spac, alla Giulia, a Robi per il sostegno. Al Trapani ed a Leo, che è stato un grande parlamentare europeo.
Grazie a Renzo, che mi ha chiamata da Campi perchè noi abbiamo fatto insieme tre Feste Democratiche, e la Festa ti segna dentro. Grazie a chi ha deciso che non andassi più bene e mi ha lasciata da sola: non c’è cosa migliore che trovarsi in difficoltà per crescere e rafforzarsi.
Grazie ai miei genitori, che con silenzio e pazienza accettano le mie scelte e mi sostengono sempre. Brontolandomi quando è necessario, perchè non si smette mai di essere figli e genitori.
Grazie infine a questa città, che è meravigliosa e non ti fa mai esagerare. Perchè le sfide sono assai più belle quando non finiscono mai, quando non puoi dire “ce l’ho fatta”, ma solo “devo ancora migliorare”. Ed è migliorando, con fatica, che si ottengono affetto e risultati. Non arrivando al traguardo senza passare dal via.
E adesso a riposo, ma per poco tempo, che c’è tanto da fare!
E lo faremo bene, se lo faremo insieme!

venerdì

23

maggio 2014

La conosci bene questa sensazione

Categoria Pezza Idea

Insomma ci siamo. L’unico vero cruccio che ho è quello di non essere riuscita a raccontarvi questa mia campagna sul blog: purtroppo le forze sono quelle che sono, e tutto non l’ho potuto fare.
Vorrei però rimediare con qualche sensazione a poche ore dal voto. Spero di poter regalare così la bellezza di queste settimane.
La sensazione più intensa è quella della responsabilità: ieri una mia amica mi ha detto che non devo sentirmi onorata del suo sostegno, perchè più che di onore si tratta di responsabilità. Quella che dovrebbero avere tutte le persone impegnate in politica. Ha proprio ragione lei: la sensazione più intensa in queste settimane è stata proprio il senso di responsabilità, di dover essere in grado di rappresentare le storie, le emozioni, i pensieri, le necessità delle persone. Un dovere enorme che fa tremare le gambe ma è bellissimo, è vita, è comunità.
La seconda sensazione è la preoccupazione: già, la preoccupazione per questa politica che continua a non funzionare bene, che lascia a casa la gente. Non c’è male più forte per una bischera come me che toccare con mano l’antipolitica, la disillusione, la rabbia. A volte pare di combattere contro i mulini a vento, con la sola certezza che il Pd può piacere o non piacere, ma è l’unica via per tornare a respirare. L’unica speranza che abbiamo.
La terza sensazione, la più bella sicuramente, è l’anima della città: Firenze è unica. Firenze regala sorrisi e rimbrottate, Firenze la trovi in bus mentre ascolti Brunori Sas guardando il bimbo cinese che sorride alla mamma giocando a fare le bolle con le Big Babol, e poi la trovi sulle panchine in piazza San Jacopino dove un vispo pensionato arringa i suoi amici. Firenze la scopri nei teatri e nei campi sportivi, nelle piazze e nei locali. Firenze è il dipinto dei suoi commercianti che hanno sempre una buona parola con cui salutarti e delle mani dei facchini che lavorano la notte. Firenze è litigiosa e sempre scontrosa, non va mai bene niente ma poi c’è sempre il tempo per un sorriso e una battuta.
Infine l’ultima sensazione, per citare il cantante che mi ha accompagnata nelle mie scarpinate: “quella specie di otimismo senza una ragione”. Sì, questa specie di ottimismo è il grazie con cui chiudo davvero la mia campagna elettorale.
L’ottimismo del continuare a credere che ce la possiamo fare. Che dobbiamo stare insieme, che la strada è stretta ma esiste. L’ottimismo di aver ritrovato in questo percorso compagni di viaggio diversi, di aver rimescolato le carte. Che tutto cambia per fortuna, quello che resta sono i valori a cui ci siamo legati. I motivi per cui ci siamo innamorati della politica ed abbiamo scelto di stare a sinistra, dalla parte di chi ha voglia di guardare insieme al futuro.

Ci vediamo domenica, dalle 7 alle 23, ai seggi di Firenze.
Che abbiamo da migliorare la nostra città e da cambiare l’Europa.
Io ho anche questa sensazione: che stavolta, insieme, ce la possiamo fare.

venerdì

18

aprile 2014

Fuori le mura

Categoria Le cose che abbiamo in Comune, Senza categoria

In queste prime giornate di incontri per la città, mi è capitato di visitare la nuova sede di IED, l’Istituto Europeo di Design che da più di un anno si trova in via Bufalini: tanti studenti, italiani e non, che studiano e si formano sul design, cercando di mettere in rete le tradizioni e le eccellenze dell’innovazione progettuale.
A Firenze di luoghi di eccellenza ce ne sono tanti: dallo IED a tante altre scuole di formazione che vedono transitare moltissimi giovani talenti, che vivono in città negli anni di studio e poi, spesso, volano via con le competenze apprese.
Sarebbe bello, credo, recuperare e rinnovare una idea lanciata cinque anni fa: questi tanti ragazzi stranieri, una volta salutata Firenze, potrebbero diventare suoi ambasciatori nel mondo.
Perché Firenze non è solo una “parentesi tra una partenza e un’altra”, ma un modo di vivere, di apprendere, di guardare la realtà con occhi particolari. Perché Firenze è bellezza ma è anche, e soprattutto, sapere e saper fare.
Il nostro patrimonio ha bisogno di viaggiare fuori le mura anche grazie a questo capitale umano che ogni anno “inonda” la nostra città: sarebbe davvero bello se il Comune proponesse dunque un “fiorino formativo”, insieme agli altri tipi di attestati che già ha, da donare a tutti i giovani stranieri che hanno scelto Firenze per formarsi e che poi gireranno il mondo. Perché si sentano sempre ambasciatori delle nostre capacità e delle nostre eccellenze, e sappiano di essere responsabili di questo incarico.
A Firenze d’altra parte non si studia e basta: si vive, si cresce, si prende un modo di fare che non se ne va più.

martedì

8

aprile 2014

Cinque anni e sentirli a metà

Categoria Pezzi di Pezza

Oggi si chiude ufficialmente il nostro Consiglio comunale.
E mi torna in mente la prima volta che sono arrivata al pianerottolo del secondo piano di Palazzo Vecchio, all’entrata dei gruppi consiliari. Quando, finito di salire le scale, mi ritrovai di fronte a quello spettacolo strabiliante e mozzafiato dei tetti di Firenze, del campanile di Santa Croce, del piazzale. La vista da una finestra del Comune.
Avevo 23 anni. Decisi che potevo restare in quel Palazzo fino a quando non avrei smesso di stupirmi della bellezza che schiudeva quella finestra.
Ogni mattina, ogni pomeriggio, ogni volta così: Firenze che si regala alla città, al Comune che la governa e la ama, in quel modo stupendo ed inimitabile che solo la nostra città riesce a dare.

Grazie Firenze, è quello che mi frulla in testa da giorni.

Grazie per avermi spiegato che anche una buca in una strada da coprire è importante. Grazie per avermi presentato le tue tante anime, così diverse e contraddittorie che ti rendono unica. Grazie per avermi obbligata ad occuparmi di tutto. Grazie per avermi insegnato cosa sia una clausola sociale e quanto sia bello riuscire a inserirla in una gara d’appalto. Grazie per avermi dimostrato che le tue botteghe sono la tua anima e che ogni fiorentino ti rende più ricca con il suo lavoro quotidiano. Grazie per le volte che mi hai fatta arrabbiare perchè non ero in grado di comprenderti, di trovare la soluzione giusta al problema che mi si poneva davanti. Grazie per la tua gentilezza e per il tuo borbottio. Grazie per quello che si vede e si scopre camminando nel Corridoio Vasariano e per i tesori nascosti che dobbiamo valorizzare. Grazie per il lavoro che crei e per quello che dovremo creare. Grazie per l’inaugurazione della prima linea della nostra tramvia e per la promessa che tra poche settimane partiranno i lavori per le linee successive. Grazie per le battaglie che dal Salone dei Dugento mi hai invogliato a fare, per avermi dimostrato che il coraggio non può mancare per le cose grandi e soprattutto per le cose piccole. Grazie insomma per avermi fatta crescere, per avermi fatto capire, con tanta fatica ma anche con tanta passione, che la politica è bella tutta, ma la cosa più bella della politica è potersi prendere cura della propria comunità.

La cosa più importante, il valore più alto. Che mi hai insegnato in questi cinque anni, lunghi e brevi allo stesso tempo. Che si sentono a metà.

giovedì

3

aprile 2014

C’è bisogno di Firenze

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

Clima da campagna elettorale. Fra pochi giorni la città sarà invasa da manifesti e volantini, da idee e progetti, da promesse e sogni. Intanto si stanno delineando le coalizioni che si sfideranno il 25 maggio. Con una destra divisa almeno in tre, che non ha avuto il coraggio di fare le primarie richieste dal suo popolo, ed ha preferito scegliere i propri candidati sindaco per lo più secondo indicazioni romane. Con la sinistra in fibrillazione, nel tentativo di misurarsi sull’antirenzismo: Tommaso Grassi, combattente consigliere comunale, candidato per Sel e Cristina Scaletti, ex assessore comunale della giunta Renzi ed ex assessore regionale della giunta Rossi, candidata con una lista civica che porta il suo nome. E poi con il Partito Democratico, che due settimane fa ha chiesto a più di diecimila fiorentini di scegliere il candidato sindaco, e che ora con Dario Nardella guida una coalizione ampia che raccoglie al suo interno parte della sinistra e parte dei moderati della città.
Io sto esattamente qui, come sempre: con il mio Pd che fa penare e arrabbiare, ma che soprattutto ogni giorno fa appassionare. Sto con l’idea di pensare a Firenze, consapevole del fatto che un’era, come tante altre prima e come tante altre poi, si è chiusa e da quel che è stato bisogna ripartire con slancio, immaginando insieme il futuro.
Tra poche settimane partiranno i lavori delle linee 2 e 3 della tramvia. Mi viene da dire: era l’ora. Ed anche. meglio tardi che mai.
Penso che la tramvia sia l’esempio di quello che dovremo fare nei prossimi cinque anni: far ripartire i grandi progetti, fermi a causa della crisi e a volte di alcune nostre scelte. E dovremo farlo bene, insieme: con l’attenzione verso la nostra economia che deve rinascere, con l’attenzione al sociale, alle nuove emergenze che ormai colpiscono anche il ceto medio. Con un occhio sempre puntato sulla cultura della nostra città (a proposito, sapete che pochi giorni fa è stata inaugurata piazza Vittorio Gui, davanti al Nuovo Teatro dell’Opera? Andate a vederla perchè ne vale la pena!).
C’è tantissimo lavoro da fare, e mi viene da dire che c’è bisogno di Firenze perchè Firenze ha bisogno di noi.
Abbiamo perso davvero troppo tempo a dare spettacolo su un dibattito tutto nazionale, che ha messo in evidenza soltanto le nostre divisioni. Adesso cambiamo pagina, ripartendo dalla città. Che deve uscire a testa alta dalla crisi e deve dare il meglio di se’ nei prossimi mesi.
Con responsabilità e coraggio guardiamo a un futuro da costruire insieme, da discutere insieme.
Io sto qui, sto a Firenze, sto nel Pd.

lunedì

24

marzo 2014

Regolamento urbanistico, Pezza (Pd): “E’ il Piano che accompegnerà la città fuori dalla crisi che il Pese sta vivendo”

Categoria Comunicati

“Con l’adozione di questo atto Firenze avrà per la Prima volta un Regolamento Urbanistico. E non è solo questo il fatto.”
Lo afferma la consigliera del Pd Cecilia Pezza, che spiega “questo piano urbanistico è il Piano che accompagnerà la nostra città fuori dalla crisi che il nostro Paese sta vivendo da anni. E ne teniamo conto: infatti si punta sulla vivibilità, sul recupero di aree dismesse invece che sulla nuova espansione. Puntiamo sulla sostenibilità ecologica e la valorizzazione delle periferie.
È l’idea di città che questo consiglio lascia in eredità a chi verrà dopo di noi. Le sfide che ci stanno davanti sono quelle della valorizzazione del commercio, vera anima di Firenze, e della tutela del lavoro in generale, con un previsione di circa 2000 posti di lavoro.
Ci attende la discussione sul ruolo del centro storico che dovrà per forza tenere insieme residenza e vitalità, trovando una sintonia difficile ma possibile. Molto importante – prosegue la consigliera Pezza- la scelta di dare battaglia agli “appartamenti-loculi”, che rappresentano davvero la disintegrazione della dignità sociale e l’impossibilità per noi giovani di costruire nuove famiglie, di qualsiasi tipo esse siano.” Ringraziando gli uffici, l’assessore e i consiglieri comunali e di quartiere, Pezza conclude con un monito: “quello che oggi adottiamo non è un atto privo di storia, anzi: dal piano Detti in poi tanta e ricca è stata la discussione sullo sviluppo di Firenze. L’augurio dunque è, per ricordare Emanuele Macaluso, che quando attingeremo l’acqua dal pozzo non ci dimenticheremo di chi l’ha scavato.”

venerdì

7

marzo 2014

Anticipi di primavera

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

E insomma ci siamo quasi: con questo sole che si alterna ai temporali e la mimosa che esplode di giallo.
Domani è la festa della donna, una festa che rinnova il nostro impegno per i diritti al femminile, e che ci accompagna verso la nuova stagione e le giornate più lunghe.
Una primavera che senza ancora essere arrivata già fa sentire il suo calore, anche a Firenze. Soprattutto a Firenze.
A Firenze che nemmeno un mese fa, alla fine, ha salutato il suo sindaco con quella strana giornata in cui Palazzo Vecchio sembrava il centro del mondo. A Firenze che tra pochi giorni vedrà partire, finalmente, i lavori per le linee 2 e 3 della tramvia. A Firenze che prova a ritrovare una sua dimensione più normale, ma che vuole correre perchè quello sa fare.
Tra poche settimane sarà terminato questo nostro mandato in Consiglio comunale.
Farò da qui un bilancio di quel che ho fatto, di quel che ho imparato, di quello che ho sbagliato.
Dirò quello che avrei voluto fosse fatto meglio e quello di cui vado orgogliosa.
Poi ci sarà la campagna elettorale: quelle giornate belle e intense che rendono irresistibile la primavera, con incontri, dibattiti, cene e volti da incrociare. Storie da cullare, di cui farsi carico. Con cui disegnare il futuro.

Ne vedremo delle belle. E sarà entusiasmante immaginare Firenze.

martedì

14

gennaio 2014

Proposte per il tempo che verrà

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

Oggi sui giornali leggiamo il dibattito sulla Firenze Grande, che superi i confini comunali e si divida in nuove municipalità: una città da 650.000 abitanti, con tramvie, poli universitari, spazi culturali, aree industriali.
La città dei sogni del terzo millennio.
Partiamo da ciò che c’è: alcuni servizi sono già condivisi, a partire da Toscana Energia e Quadrifoglio, passando per il trasporto pubblico.
Basta?
Io credo di no. Ma non perchè unendo i comuni avremmo un risparmio sui costi della politica. Queste sono motivazioni fittizie: si risparmia anche chiudendo tutto, ma poi nessuno ha niente. Il tema vero, appassionante della discussione, oltre ai dibattiti regolamentari ed ai decreti legge, è quello tutto politico su cosa vogliamo che sia, cosa vogliamo che offra, cosa vogliamo che includa, cosa vogliamo che valorizzi il nostro territorio in tempi di crisi e di modernità.
E sono convinta che questa discussione debba essere presa in mano con forza da tutto il Pd e dai nostri candidati sindaci, sia dove si terranno le primarie sia dove non ci saranno.
Perchè è possibile nel 2014 pensare che Firenze sia competitiva con i suoi 360.000 abitanti? Siamo sicuri che possa bastare a se stessa, vivendo di turismo e di pubblica amministrazione? E allo stesso tempo siamo sicuri che la strategia sul nuovo Teatro dell’Opera, piuttosto che quella sulla riorganizzazione del sistema tramviario (per non parlare delle note vicende aeroportuali) trovino tutta la loro essenza dentro i confini degli attuali comuni?
Quando siamo in crisi, è di solito il momento giusto per rimescolare le carte.
Ecco, ci siamo: se una richiesta è da fare a questo Governo, è che ci metta al più presto nelle condizioni di fare un Comune unico, davvero contemporaneo nella gestione dei servizi e all’avanguardia nello scenario europeo.

Post Scriptum: stasera c’è l’assemblea comunale del Pd, dove decideremo se far correre Renzi alle primarie (ad oggi contro Fantoni) o riconfermarlo senza questo passaggio. Credo sia noto a tutti che chi scrive non è stata mai troppo magnanima verso questa amministrazione. Sono però convinta che chiedere a un sindaco uscente, al primo mandato, di passare da primarie significhi aver perso la bussola. E non perchè Renzi si chiama Renzi: questo si sa di già. Semplicemente perchè la discussione cui ho accennato in questo blog e ogni altra discussione sul futuro della nostra città ne uscirebbe distrutta. E forse un pochino anche il Pd: noi non siamo montatori di gazebo! Siamo uomini e donne che dedicano parte del loro tempo o della loro vita al bene comune. Dunque parliamo di questo: del programma per i prossimi cinque anni. Altrimenti moriremo di primarie, non sarebbe un granchè.

mercoledì

23

ottobre 2013

Resta amico dei ragazzi di strada

Categoria Fedeli alla Linea

Ho appreso una cosa strana capitata ieri a un congresso di circolo.

Un compagno, iscritto al Pd da sempre e prima dirigente dei Ds fiorentini, si è recato alla discussione congressuale del suo circolo, che si svolgeva su due giorni: ieri ed oggi. Per una serie di complicazioni lavorative, non poteva tornare oggi a votare ed ha chiesto di poterlo fare ieri, durante il dibattito. Cosa non impedita dai regolamenti, e comunque possibile. Non c’è stato accordo sulla vicenda ed alla fine gli è stato negato di esprimere il suo voto.

Ecco, questo racconto mi ha fatto pensare tanto. E mi ha fatto ricordare il mio primo congresso di sezione (allora si chiamavano così). Era domenica mattina ed io dovevo andare alla Messa. Chiesi di poter votare prima e senza alcun problema mi dettero il permesso. Con sorpresa di tutti, votai la mozione Bandoli (quante cose accadono in gioventù!). Poi augurai buon lavoro e andai a fare il mio dovere da catechista.

Ai tempi, d’altra parte, votavano gli iscritti del partito ad una tale data: una cosa normalissima, quella cosa uguale a tutte le associazioni.

Adesso le cose sono cambiate: ci si iscrive anche un quarto d’ora prima di votare e si decide tutto. Poi ci sono pure le primarie (di cui sono una sostenitrice, critica, ma convinta), in cui nemmeno te la chiedono, la tessera. Questo mondo strano complica assai le cose e porta a due folli ed inconciliabili letture: ci sono i sostenitori del purosangue, che sono ormai talmente sospettosi che prima di fare una tessera a un cristiano gli guardano pure quanto cerume abbia nelle orecchie, e poi ci sono i teorici delle tessere, quelli che tesserano anche le badanti delle nonne.

Nel mezzo, come sempre, resta assai poco. Resta la voglia ostinata di fare un partito serio, che dia il valore ed il protagonismo giusto agli iscritti, che si apra alla società (spesso quelli che oggi non fanno votare il compagno della storiella sono gli stessi che anni fa mi insegnavano a dire “non rinchiuderti Partito nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada!). Resta l’amarezza di rendersi conto che chi dovrebbe insegnare ai nostri ragazzi ad amare la democrazia, a conoscere le persone, a distinguere il torto dalla ragione, si ingegna invece a farsi esempio di illogica tifoseria, di chiuso grigiore difensivo.

L’anarchismo plebiscitario a cui siamo giunti ci porta a questo: posizioni irrazionali prese da persone che anni prima avrebbero fatto e detto esattamente il contrario.

Allora mi dico: è davvero il tempo di cambiare le cose. Perchè quando si nega il diritto ad un compagno di votare al congresso vuol dire che le cose proprio non vanno.

 

martedì

22

ottobre 2013

Perchè

Categoria Pezzi di Pezza

tettifi

Perchè il titolo, dunque.
Perchè i tetti di Firenze sono quelli che anche quando stai male ti tirano su.
Perchè quando ero bambina con mio babbo e mia sorella salivamo a Monte Oliveto e guardando i tetti potevamo vedere casa nostra, ed era bello.
Perchè anni dopo, osservandoli da Bellosguardo, io e Costanza parlavamo di ragazzi e di politica.
Perchè c’è sempre un tetto da cui guardare il mondo, e se è un tetto fiorentino il mondo risulta ancora più bello.
Perchè senza i tetti guarderemmo solo per terra.
E poi perchè questo è un blog che parla di Firenze, ma non solo. Perciò serve un bel punto di vista, alto il necessario, per spingere lo sguardo più in là.

Un grazie a chi mi ha dato una mano in queste settimane, a chi non è convinto del titolo ed a chi al titolo mi ha fatto arrivare.
Spero di non essere troppo noiosa, proverò addirittura ad essere interessante.

Si va.