Sopra i tetti di Firenze

IL DIARIO DI CECILIA PEZZA

mercoledì

23

ottobre 2013

Resta amico dei ragazzi di strada

Categoria Fedeli alla Linea

Ho appreso una cosa strana capitata ieri a un congresso di circolo.

Un compagno, iscritto al Pd da sempre e prima dirigente dei Ds fiorentini, si è recato alla discussione congressuale del suo circolo, che si svolgeva su due giorni: ieri ed oggi. Per una serie di complicazioni lavorative, non poteva tornare oggi a votare ed ha chiesto di poterlo fare ieri, durante il dibattito. Cosa non impedita dai regolamenti, e comunque possibile. Non c’è stato accordo sulla vicenda ed alla fine gli è stato negato di esprimere il suo voto.

Ecco, questo racconto mi ha fatto pensare tanto. E mi ha fatto ricordare il mio primo congresso di sezione (allora si chiamavano così). Era domenica mattina ed io dovevo andare alla Messa. Chiesi di poter votare prima e senza alcun problema mi dettero il permesso. Con sorpresa di tutti, votai la mozione Bandoli (quante cose accadono in gioventù!). Poi augurai buon lavoro e andai a fare il mio dovere da catechista.

Ai tempi, d’altra parte, votavano gli iscritti del partito ad una tale data: una cosa normalissima, quella cosa uguale a tutte le associazioni.

Adesso le cose sono cambiate: ci si iscrive anche un quarto d’ora prima di votare e si decide tutto. Poi ci sono pure le primarie (di cui sono una sostenitrice, critica, ma convinta), in cui nemmeno te la chiedono, la tessera. Questo mondo strano complica assai le cose e porta a due folli ed inconciliabili letture: ci sono i sostenitori del purosangue, che sono ormai talmente sospettosi che prima di fare una tessera a un cristiano gli guardano pure quanto cerume abbia nelle orecchie, e poi ci sono i teorici delle tessere, quelli che tesserano anche le badanti delle nonne.

Nel mezzo, come sempre, resta assai poco. Resta la voglia ostinata di fare un partito serio, che dia il valore ed il protagonismo giusto agli iscritti, che si apra alla società (spesso quelli che oggi non fanno votare il compagno della storiella sono gli stessi che anni fa mi insegnavano a dire “non rinchiuderti Partito nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada!). Resta l’amarezza di rendersi conto che chi dovrebbe insegnare ai nostri ragazzi ad amare la democrazia, a conoscere le persone, a distinguere il torto dalla ragione, si ingegna invece a farsi esempio di illogica tifoseria, di chiuso grigiore difensivo.

L’anarchismo plebiscitario a cui siamo giunti ci porta a questo: posizioni irrazionali prese da persone che anni prima avrebbero fatto e detto esattamente il contrario.

Allora mi dico: è davvero il tempo di cambiare le cose. Perchè quando si nega il diritto ad un compagno di votare al congresso vuol dire che le cose proprio non vanno.

 

 

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