Sopra i tetti di Firenze

IL DIARIO DI CECILIA PEZZA

domenica

27

aprile 2014

Parliamo di cultura

Categoria Pezza Idea

muraok

Prendo spunto da una bella chiacchierata fatta qualche giorno fa con alcuni operatori delle Murate per lanciare una piccola idea sulla cultura. Proprio partendo da lì, dal nostro vecchio carcere trasformato in un luogo bellissimo per la città.
Infatti Le Murate sono un crocevia di attività culturali e attività commerciali che producono comunque cultura. C’è bisogno però sempre di più di un progetto complessivo per dare un senso forte a questo spazio.
E girando tra le piccole vie su cui si affacciano le case popolari e tra le due grandi piazze, che un tempo erano a servizio del carcere per servizi come l’ora d’aria, mi è venuto in mente che dovremmo creare proprio lì il primo esperimento di Centro Culturale Naturale.
Insomma, l’esperienza dei Centri Commerciali Naturali è sicuramente un fiore all’occhiello della valorizzazione delle attività di vicinato, che creano una rete sociale vera per gli abitanti di alcune zone cittadine. Perché non ripetere una cosa simile anche per alcune realtà culturali? Un modo per mettere in rete ciò che c’è e che qualifica un posto. Un modo per coordinare le attività dei suoi vari attori, per creare una maggiore sinergia e promozione degli eventi, magari con qualche agevolazione.
Perché alle Murate ci sono davvero tante persone che investono sulla cultura fiorentina, dal Caffè Letterario alla galleria d’arte passando per la mitica Libreria Nardini e lo Sportello Eco Equo, del Comune, che lavora sui nuovi stili di vita. Da pochi mesi inoltre anche Europe Direct è un nuovo inquilino dei fondi della vecchia prigione. Tante sono le iniziative che vengono proposte qui: la Notte Blu che si svolgerà dall’8 al 10 maggio, il Codice a Sbarre: una inedita fiera del libro che ha avuto molto successo la scorsa estate…
Mi pare si tratti proprio di un centro che fa cultura, che potrebbe essere da esempio e da spunto per tante altre realtà cittadine.
Per questo vorrei proporre alla prossima Giunta di istituire alle Murate il primo Centro Culturale Naturale.
Chissà, magari potrebbe essere “copiato” da altre parti!

 

Parliamone

venerdì

25

aprile 2014

Il 25 aprile c’è sempre il sole

Categoria Pezza Idea

25 aprile sarti

Il 25 aprile c’è sempre il sole, chissà perché.
Forse per quell’Italia che “cantando ormai libera allaga le strade”. Forse per quei sessantanove anni fa, per chi era andato in montagna a sognare un paese diverso. Forse per Silvano, il nostro partigiano fiorentino che da quando siamo studenti delle superiori ci ricorda cosa sia la democrazia e che valore abbia per la nostra storia. Forse per chi resiste oggi: chi resiste alla disoccupazione, chi alla precarietà, chi alla solitudine. Chi non si lascia andare e non demorde, non cede al populismo e alle convenzioni. Chi lo sa.
Sta di fatto che ogni 25 aprile la mattina abbiamo il sole, e le bandiere rosse e il nostro gonfalone con cui marciamo da piazza dell’Unità a Palazzo Vecchio. È così ogni volta, e ogni volta è un’emozione ascoltare le chiarire che suonano a festa, all’entrata del Comune, e poi andare al pranzo dei partigiani in piazza Poggi, giovani e anziani che si ritrovano come se fossero a casa.
È la nostra Festa più grande, il 25 aprile. Ed è bello festeggiarla con il sole.

 

Parliamone

venerdì

18

aprile 2014

Fuori le mura

Categoria Le cose che abbiamo in Comune, Senza categoria

In queste prime giornate di incontri per la città, mi è capitato di visitare la nuova sede di IED, l’Istituto Europeo di Design che da più di un anno si trova in via Bufalini: tanti studenti, italiani e non, che studiano e si formano sul design, cercando di mettere in rete le tradizioni e le eccellenze dell’innovazione progettuale.
A Firenze di luoghi di eccellenza ce ne sono tanti: dallo IED a tante altre scuole di formazione che vedono transitare moltissimi giovani talenti, che vivono in città negli anni di studio e poi, spesso, volano via con le competenze apprese.
Sarebbe bello, credo, recuperare e rinnovare una idea lanciata cinque anni fa: questi tanti ragazzi stranieri, una volta salutata Firenze, potrebbero diventare suoi ambasciatori nel mondo.
Perché Firenze non è solo una “parentesi tra una partenza e un’altra”, ma un modo di vivere, di apprendere, di guardare la realtà con occhi particolari. Perché Firenze è bellezza ma è anche, e soprattutto, sapere e saper fare.
Il nostro patrimonio ha bisogno di viaggiare fuori le mura anche grazie a questo capitale umano che ogni anno “inonda” la nostra città: sarebbe davvero bello se il Comune proponesse dunque un “fiorino formativo”, insieme agli altri tipi di attestati che già ha, da donare a tutti i giovani stranieri che hanno scelto Firenze per formarsi e che poi gireranno il mondo. Perché si sentano sempre ambasciatori delle nostre capacità e delle nostre eccellenze, e sappiano di essere responsabili di questo incarico.
A Firenze d’altra parte non si studia e basta: si vive, si cresce, si prende un modo di fare che non se ne va più.

 

Parliamone

domenica

13

aprile 2014

A mano a mano

Categoria Pezzi di Pezza

Giornate di traslochi: il secondo in un anno. Dodici mesi fa siamo andati a vivere insieme, mediando tra il mio cattolicesimo e la sua anarchia. Abbiamo iniziato a fare i conti insieme, stiamo imparando a crescere in due, misurandoci con gli impegni quotidiani e le nostre abitudini da rinnovare. È stato l’anno in cui a mano a mano, come diceva Rino Gaetano, abbiamo cantato “quando vivevi con me in una stanza, non c’erano soldi ma tanta speranza”.
Senza esagerare e senza trasformarci in ciò che non siamo, ma quel pezzo di canzone mi pare rappresenti benissimo la storia mia e di Paolo, e quella di tutti i nostri coetanei. Si decide di buttare il cuore oltre l’ostacolo, perché tanto il momento giusto, delle sicurezze economiche intoccabili e delle certezze esistenziali intramontabili non arriva mai.
E allora Rino Gaetano per me è diventato l’inno insistente della mia generazione.
E stasera si dorme in mezzo agli scatoloni, perché siamo a un nuovo cambio di vita, un altro passo avanti: le stanze da due diventeranno un po’ di più, e ti rendi conto di quanto le famiglie alle nostre spalle facciano da welfare alla nostra splendida età.

Piano piano si costruisce la vita, in mezzo alle scatole da disfare ed alle promesse da mantenere.

 

Parliamone

martedì

8

aprile 2014

Cinque anni e sentirli a metà

Categoria Pezzi di Pezza

Oggi si chiude ufficialmente il nostro Consiglio comunale.
E mi torna in mente la prima volta che sono arrivata al pianerottolo del secondo piano di Palazzo Vecchio, all’entrata dei gruppi consiliari. Quando, finito di salire le scale, mi ritrovai di fronte a quello spettacolo strabiliante e mozzafiato dei tetti di Firenze, del campanile di Santa Croce, del piazzale. La vista da una finestra del Comune.
Avevo 23 anni. Decisi che potevo restare in quel Palazzo fino a quando non avrei smesso di stupirmi della bellezza che schiudeva quella finestra.
Ogni mattina, ogni pomeriggio, ogni volta così: Firenze che si regala alla città, al Comune che la governa e la ama, in quel modo stupendo ed inimitabile che solo la nostra città riesce a dare.

Grazie Firenze, è quello che mi frulla in testa da giorni.

Grazie per avermi spiegato che anche una buca in una strada da coprire è importante. Grazie per avermi presentato le tue tante anime, così diverse e contraddittorie che ti rendono unica. Grazie per avermi obbligata ad occuparmi di tutto. Grazie per avermi insegnato cosa sia una clausola sociale e quanto sia bello riuscire a inserirla in una gara d’appalto. Grazie per avermi dimostrato che le tue botteghe sono la tua anima e che ogni fiorentino ti rende più ricca con il suo lavoro quotidiano. Grazie per le volte che mi hai fatta arrabbiare perchè non ero in grado di comprenderti, di trovare la soluzione giusta al problema che mi si poneva davanti. Grazie per la tua gentilezza e per il tuo borbottio. Grazie per quello che si vede e si scopre camminando nel Corridoio Vasariano e per i tesori nascosti che dobbiamo valorizzare. Grazie per il lavoro che crei e per quello che dovremo creare. Grazie per l’inaugurazione della prima linea della nostra tramvia e per la promessa che tra poche settimane partiranno i lavori per le linee successive. Grazie per le battaglie che dal Salone dei Dugento mi hai invogliato a fare, per avermi dimostrato che il coraggio non può mancare per le cose grandi e soprattutto per le cose piccole. Grazie insomma per avermi fatta crescere, per avermi fatto capire, con tanta fatica ma anche con tanta passione, che la politica è bella tutta, ma la cosa più bella della politica è potersi prendere cura della propria comunità.

La cosa più importante, il valore più alto. Che mi hai insegnato in questi cinque anni, lunghi e brevi allo stesso tempo. Che si sentono a metà.

 

Parliamone

giovedì

3

aprile 2014

C’è bisogno di Firenze

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

Clima da campagna elettorale. Fra pochi giorni la città sarà invasa da manifesti e volantini, da idee e progetti, da promesse e sogni. Intanto si stanno delineando le coalizioni che si sfideranno il 25 maggio. Con una destra divisa almeno in tre, che non ha avuto il coraggio di fare le primarie richieste dal suo popolo, ed ha preferito scegliere i propri candidati sindaco per lo più secondo indicazioni romane. Con la sinistra in fibrillazione, nel tentativo di misurarsi sull’antirenzismo: Tommaso Grassi, combattente consigliere comunale, candidato per Sel e Cristina Scaletti, ex assessore comunale della giunta Renzi ed ex assessore regionale della giunta Rossi, candidata con una lista civica che porta il suo nome. E poi con il Partito Democratico, che due settimane fa ha chiesto a più di diecimila fiorentini di scegliere il candidato sindaco, e che ora con Dario Nardella guida una coalizione ampia che raccoglie al suo interno parte della sinistra e parte dei moderati della città.
Io sto esattamente qui, come sempre: con il mio Pd che fa penare e arrabbiare, ma che soprattutto ogni giorno fa appassionare. Sto con l’idea di pensare a Firenze, consapevole del fatto che un’era, come tante altre prima e come tante altre poi, si è chiusa e da quel che è stato bisogna ripartire con slancio, immaginando insieme il futuro.
Tra poche settimane partiranno i lavori delle linee 2 e 3 della tramvia. Mi viene da dire: era l’ora. Ed anche. meglio tardi che mai.
Penso che la tramvia sia l’esempio di quello che dovremo fare nei prossimi cinque anni: far ripartire i grandi progetti, fermi a causa della crisi e a volte di alcune nostre scelte. E dovremo farlo bene, insieme: con l’attenzione verso la nostra economia che deve rinascere, con l’attenzione al sociale, alle nuove emergenze che ormai colpiscono anche il ceto medio. Con un occhio sempre puntato sulla cultura della nostra città (a proposito, sapete che pochi giorni fa è stata inaugurata piazza Vittorio Gui, davanti al Nuovo Teatro dell’Opera? Andate a vederla perchè ne vale la pena!).
C’è tantissimo lavoro da fare, e mi viene da dire che c’è bisogno di Firenze perchè Firenze ha bisogno di noi.
Abbiamo perso davvero troppo tempo a dare spettacolo su un dibattito tutto nazionale, che ha messo in evidenza soltanto le nostre divisioni. Adesso cambiamo pagina, ripartendo dalla città. Che deve uscire a testa alta dalla crisi e deve dare il meglio di se’ nei prossimi mesi.
Con responsabilità e coraggio guardiamo a un futuro da costruire insieme, da discutere insieme.
Io sto qui, sto a Firenze, sto nel Pd.

 

Parliamone

venerdì

14

marzo 2014

Solidarietà e amarezze

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

Vedo molti comunicati stampa di solidarietà al vicesindaco Nardella dopo quello che è successo oggi in Comune tra lui e alcuni ambulanti di San Lorenzo.
Mi unisco alle varie voci: ogni atto fuori dal rispetto reciproco è un errore gravissimo e, come tale, è da condannare.
E lo condanniamo.
Vorrei condannare però anche altre cose: primo tra tutti il sorriso di un autorevole rappresentante dell’opposizione cittadina, ritratto con gli ambulanti difronte all’ufficio di Nardella.

Io la storia di San Lorenzo credo, sommessamente e silenziosamente, di averla seguita un pochino. Mi sono fatta un’idea, più o meno come tutti. Magari andando a conoscere chi lavora con i banchi, iniziando a ricordarne gli sguardi e le preoccupazioni, l’idea che me ne sono fatta ha qualche motivazione in più di una semplice presa di posizione strumentale o a priori. Ma non vorrei questionare su questo, anche perchè credo sia il mio compito e nulla di più.

Solo vorrei dire che le soluzioni potevano essere trovate, le stavamo trovando. Vorrei dire che l’errore enorme che è stato fatto e che ha portato fin qui è stato quello di pensare di poter affrontare un tema come quello della necessaria riqualificazione di un quartiere cittadino decidendo chi fosse il nemico da sconfiggere, invece che provando a costruire strade condivise. Vorrei dire che la strada da percorrere era (mi piace dire è, perchè sono ottimista!) stetta ma reale. E vedere quel sorriso oggi mi fa incazzare più di ogni altra cosa. Significa che qualcuno gioisce di una cosa sbagliata, e lo fa con una certa malizia, come a dire “ho vinto io, ti vengono a strattonare oggi, stai a vedere”.

Ecco, a me dispiace che ci sia chi interpreta la sua funzione pubblica non come risolutrice di problemi, ma come agitatrice di tempesta. Perchè starebbe proprio a noi “politici” il compito della responsabilità, starebbe a noi il dovere di spiegare che la violenza porta solo al passare dalla parte del torto.

Per quanto mi riguarda, per quanto mi sarà possibile, proverò ancora ad aiutare nella ricerca di una soluzione che permetta agli ambulanti di tornare a lavorare e al Comune di recuperare un pezzo di città.

Post Scriptum: e intanto rimango in fervida attesa che il mio ex Sindaco ed il nostro attuale Presidente del Consiglio mantenga la promessa di chiudere le Soprintendenze…

 

Parliamone

venerdì

7

marzo 2014

Anticipi di primavera

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

E insomma ci siamo quasi: con questo sole che si alterna ai temporali e la mimosa che esplode di giallo.
Domani è la festa della donna, una festa che rinnova il nostro impegno per i diritti al femminile, e che ci accompagna verso la nuova stagione e le giornate più lunghe.
Una primavera che senza ancora essere arrivata già fa sentire il suo calore, anche a Firenze. Soprattutto a Firenze.
A Firenze che nemmeno un mese fa, alla fine, ha salutato il suo sindaco con quella strana giornata in cui Palazzo Vecchio sembrava il centro del mondo. A Firenze che tra pochi giorni vedrà partire, finalmente, i lavori per le linee 2 e 3 della tramvia. A Firenze che prova a ritrovare una sua dimensione più normale, ma che vuole correre perchè quello sa fare.
Tra poche settimane sarà terminato questo nostro mandato in Consiglio comunale.
Farò da qui un bilancio di quel che ho fatto, di quel che ho imparato, di quello che ho sbagliato.
Dirò quello che avrei voluto fosse fatto meglio e quello di cui vado orgogliosa.
Poi ci sarà la campagna elettorale: quelle giornate belle e intense che rendono irresistibile la primavera, con incontri, dibattiti, cene e volti da incrociare. Storie da cullare, di cui farsi carico. Con cui disegnare il futuro.

Ne vedremo delle belle. E sarà entusiasmante immaginare Firenze.

 

Parliamone

giovedì

13

febbraio 2014

sabato

8

febbraio 2014

Abbiate il coraggio

Categoria Pezzi di Pezza

Ieri, in attesa di un incontro, la mia attenzione è andata su un libretto appoggiato su una scrivania.
Un libretto di quelli che sono pietre miliari per molti di noi. E sulla copertina c’era una frase importante.
La riporto qui, perchè improvvisamente quella frase importante eppur tante volte ascoltata ha dato il senso alla mia giornata. Anzi, direi alle mie giornate. A quello che sto provando a fare ed ai mesi che ci stanno davanti.

“Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.”

Di colpo, dopo anni, è tornato Don Milani con tutta la sua energia.
E di nuovo ho capito quante cose abbiamo sbagliato.
L’attesa silenziosa e ossequiosa che arrivasse il nostro turno. Il rispetto garbato e impaurito verso chi avremmo dovuto, almeno qualche volta, contestare. La puntuale obbedienza verso gli adulti…quel mondo vago, austero e lontano dal quale noi continuiamo erroneamente a pensare di essere esclusi. La volgare reverenza verso il potere, in qualsiasi forma e tempo si esplichi nella nostra vita.

Insomma noi l’abbiamo letto Don Milani, che diamine.
E pure le assemblee d’istituto per parlare di lui abbiamo fatto, dieci anni fa.
Ma poi quella generazione che avrebbe dovuto insegnarci che l’obbedienza non è più una virtù ma la più subdola delle tentazioni ci ha preferito debosciati ed impauriti, per lo più. Forse per non perdere il posto, il ruolo, l’egemonia.

Abbiamo sbagliato, avete sbagliato.

Avremmo dovuto cominciare a raccontarlo prima il mondo visto dai nostri occhi. Avremmo dovuto disobbedire di più.
Ci avete fatto credere che stando buoni sarebbe arrivata la nostra era, ma sapevate e sapevamo che non funziona così.

Per il bene di tutti non deve funzionare così.

Abbiamo il coraggio di disobbedire, abbiate il coraggio di dirci di farlo.

 

Parliamone