Sopra i tetti di Firenze

IL DIARIO DI CECILIA PEZZA

martedì

15

ottobre 2013

Un Congresso più che coerente

Categoria Fedeli alla Linea

Tre anni fa con un gruppo largo di giovani del Partito Democratico candidammo Patrizio Mecacci alla segreteria metropolitana fiorentina.

Non eravamo solo giovani, certo.  Ma l’idea partiva da noi, che volevamo costruire uno spazio di dialogo e confronto sul governo delle nostre comunità, uno spazio senza etichette e senza contrapposizioni locali o politiche. Un partito, insomma, che tenesse dentro tutti.

Sono stati anni complicati, a tratti belli ed entusiasmanti, a tratti pieni di errori. D’altra parte, chi non fa non falla. Sono stati anni in cui il mondo e la politica sono cambiati ad una velocità inimmaginabile. Direi che sono peggiorati, ma l’ottimismo della volontà mi impedisce di definirli così.

Quel che è certo, è che in questi anni è cresciuta una generazione di sinistra, alla guida del partito e dentro le nostre amministrazioni. Una generazione che cerca di risolvere i problemi e di guardare il mondo da un punto di vista chiaro: quello di chi combatte le ingiustizie sociali e non vuole lasciare indietro nessuno, quello di chi tutela l’ambiente e vive su Internet.

In queste settimane ci troviamo a svolgere i nuovi congressi per rinnovare i gruppi dirigenti. Dopo tutto quello che è passato, dopo le battaglie delle primarie dello scorso anno, io sono ancora estremamente convinta che si debba fare un partito che includa tutti, senza tifoserie. Un partito forte e radicato, di sinistra. Per questo sosterrò Gianni Cuperlo alla segreteria nazionale. E per gli stessi motivi ho deciso di sostenere la candidatura di Fabio Incatasciato a segretario metropolitano: perchè è il tempo di buttare il cuore oltre l’ostacolo, di navigare in mare aperto.

Per la Cecilia Pezza, la giamburrasca, la piccola cosacca che è sempre stata in prima linea quando c’è stato bisogno di discutere, adesso è il tempo di ricostruire un perimetro entro il quale ci si conosca e ci si riconosca. Il tempo di abbandonare le vecchie sicurezze oltranziste, cariche di emotività e di convinzione da tifoseria. C’è da ricostruire la Sinistra partendo da qui: dalle prossime elezioni amministrative, dal cambio di guardia nel Pd. Una posizione minoritaria, di retroguardia battagliera, sarebbe stata sicuramente più semplice da intraprendere. Era chiaro dove saremmo andati a finire, chi eravamo e quanto eravamo belli.

Ma la politica non si fa per stare in minoranza e contrattare sui posti: la politica si fa per discutere delle questioni a volto scoperto, per risolvere i problemi delle persone. Si fa per cambiare le cose, e per farlo serve governare, non fare testimonianza.

Per questo accetto la sfida: perchè è coerente con quanto pensavo tre anni fa, perchè significa fare un passo avanti a sinistra. Senza sopravvivere nelle posizioni di rendita, ma provando a vivere nelle difficoltà del nostro mondo grande e difficile, con coraggio.

 

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