Sopra i tetti di Firenze

IL DIARIO DI CECILIA PEZZA

Pezzi di Pezza

mercoledì

31

dicembre 2014

Sia bello e leggero

Categoria Pezzi di Pezza

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Se dovessi riassumere il 2014 con un’immagine, lo farei senza dubbi con questa.
E infatti lo faccio.
Perchè questo per me è stato l’anno del ritorno all’intimità. Con il sessantesimo compleanno del mio babbo, il gigante buono della mia vita, quello che è stato il primo a cui ho detto “io da grande mi sposo con te”. Con il secondo cambio di residenza in due anni ed il divertimento di arredare casa. Con il matrimonio della mia sorella grande e Matteo, che le bambole ormai sono tutte in cantina ma lei è proprio la sposa più bella. E’ stato l’anno di qualche addio, doloroso come ogni volta: la mia nonna che se ne è andata chiedendosi come si sarebbe vestita per me e Paolo, Simone che ci ha lasciati tutti senza parole e con il freddo dentro. Poi è stato l’anno della Franci che si è laureata – in tempo perfetto e con il massimo dei voti perchè lei è davvero la più brava, e pure l’anno del cognato che è tornato dal Kenya, diventando subito un nuovo e preziosissimo amico. E soprattutto l’anno del 4 ottobre, di una festa semplice e amata, costruita e aspettata, gioiosa come questa foto qua. Anno di ritorno allo studio, come rifugio a quello che mi piaceva e non c’è più e come ricerca delle strade future.
Un 2014 di impegno in Comune, di nuovo eletta. Con la presidenza di una Commissione che cerco di far funzionare con fatica e non sempre per bene, ma con l’impegno che richiede ogni responsabilità. Da giugno ad oggi abbiamo fatto decine di riunioni, abbiamo incontrato rappresentanti sindacali di aziende in crisi e anche di crisi legate a rinnovi di appalti interni, per non nascondere i problemi sotto nessun tappeto. Ho provato – per quanto mi è stato possibile – ad ascoltare tutti e a cercare soluzioni, nel rispetto di un ruolo, seppur piccolo, molto più istituzionale degli anni passati. Meno uscite pubbliche dunque, ma molto lavoro. Almeno così ho provato a impostare questa nuova esperienza, non sempre facile per me che sono troppo istintiva e troppo poco pacata.
Un anno, il primo, in cui la solitudine di far politica si è sentita fortissima, in un partito culturalmente sempre più distante da me e non tanto per il capo – come i faciloni vorrebbero credere e far credere – quanto per le abitudini dello stare insieme che si stanno velocemente trasformando: “moritur et ridet”, dicevano una volta. Ecco la sensazione che mi ha dato la sinistra in questi mesi, mentre trovare una prospettiva larga per cui continuare l’impegno stava diventando sempre più arduo e l’unica soluzione molto spesso è restata, di nuovo, la responsabilità istituzionale. Intesa come senso del dovere nel rappresentare i cittadini, nell’amare i luoghi della democrazia nonostante la tempesta che fuori infuria.
Eccolo il 2014, insomma. L’anno della ricerca di un nuovo equilibrio e di una nuova sinistra, entrambe ricerche fallite (ma cos’è la vita, se non ricerca continua?). Per provare a trovarle ho volato fino in America, sfidando le mie bambinesche paure (ma aggrappata alla mano di chi ogni giorno mi sorregge e sopporta).
Adesso si aspetta il saluto di Giorgione, che da vecchio comunista ama questo Paese più di tutti noi, si attende il cenone con altri litri di vino a riscaldare questa freddissima giornata invernale. E poi si apriranno le prossime settimane, così dense e così in fondo uguali a quelle passate: vedremo nuovi Presidenti della Repubblica, parteciperemo appassionati con un tweet al toto-nomi per qualche ministero. Festeggeremo altri compleanni, brinderemo a nuovi matrimoni. Ci imcazzeremo come ogni volta e come sempre ci renderemo ridicoli.
Chissà cosa ci aspetta, magari pure le elezioni anticipate. Io proprio non lo so.
Mi auguro solo che sia un 2015 bello e leggero, che si esca un pochino da questo timore della crisi e che si mantenga in salute papa Francesco, che almeno uno di sinistra ci vuole in questa penisola.
Buon anno a tutti insomma, o, almeno, buona serata.

domenica

13

aprile 2014

A mano a mano

Categoria Pezzi di Pezza

Giornate di traslochi: il secondo in un anno. Dodici mesi fa siamo andati a vivere insieme, mediando tra il mio cattolicesimo e la sua anarchia. Abbiamo iniziato a fare i conti insieme, stiamo imparando a crescere in due, misurandoci con gli impegni quotidiani e le nostre abitudini da rinnovare. È stato l’anno in cui a mano a mano, come diceva Rino Gaetano, abbiamo cantato “quando vivevi con me in una stanza, non c’erano soldi ma tanta speranza”.
Senza esagerare e senza trasformarci in ciò che non siamo, ma quel pezzo di canzone mi pare rappresenti benissimo la storia mia e di Paolo, e quella di tutti i nostri coetanei. Si decide di buttare il cuore oltre l’ostacolo, perché tanto il momento giusto, delle sicurezze economiche intoccabili e delle certezze esistenziali intramontabili non arriva mai.
E allora Rino Gaetano per me è diventato l’inno insistente della mia generazione.
E stasera si dorme in mezzo agli scatoloni, perché siamo a un nuovo cambio di vita, un altro passo avanti: le stanze da due diventeranno un po’ di più, e ti rendi conto di quanto le famiglie alle nostre spalle facciano da welfare alla nostra splendida età.

Piano piano si costruisce la vita, in mezzo alle scatole da disfare ed alle promesse da mantenere.

martedì

8

aprile 2014

Cinque anni e sentirli a metà

Categoria Pezzi di Pezza

Oggi si chiude ufficialmente il nostro Consiglio comunale.
E mi torna in mente la prima volta che sono arrivata al pianerottolo del secondo piano di Palazzo Vecchio, all’entrata dei gruppi consiliari. Quando, finito di salire le scale, mi ritrovai di fronte a quello spettacolo strabiliante e mozzafiato dei tetti di Firenze, del campanile di Santa Croce, del piazzale. La vista da una finestra del Comune.
Avevo 23 anni. Decisi che potevo restare in quel Palazzo fino a quando non avrei smesso di stupirmi della bellezza che schiudeva quella finestra.
Ogni mattina, ogni pomeriggio, ogni volta così: Firenze che si regala alla città, al Comune che la governa e la ama, in quel modo stupendo ed inimitabile che solo la nostra città riesce a dare.

Grazie Firenze, è quello che mi frulla in testa da giorni.

Grazie per avermi spiegato che anche una buca in una strada da coprire è importante. Grazie per avermi presentato le tue tante anime, così diverse e contraddittorie che ti rendono unica. Grazie per avermi obbligata ad occuparmi di tutto. Grazie per avermi insegnato cosa sia una clausola sociale e quanto sia bello riuscire a inserirla in una gara d’appalto. Grazie per avermi dimostrato che le tue botteghe sono la tua anima e che ogni fiorentino ti rende più ricca con il suo lavoro quotidiano. Grazie per le volte che mi hai fatta arrabbiare perchè non ero in grado di comprenderti, di trovare la soluzione giusta al problema che mi si poneva davanti. Grazie per la tua gentilezza e per il tuo borbottio. Grazie per quello che si vede e si scopre camminando nel Corridoio Vasariano e per i tesori nascosti che dobbiamo valorizzare. Grazie per il lavoro che crei e per quello che dovremo creare. Grazie per l’inaugurazione della prima linea della nostra tramvia e per la promessa che tra poche settimane partiranno i lavori per le linee successive. Grazie per le battaglie che dal Salone dei Dugento mi hai invogliato a fare, per avermi dimostrato che il coraggio non può mancare per le cose grandi e soprattutto per le cose piccole. Grazie insomma per avermi fatta crescere, per avermi fatto capire, con tanta fatica ma anche con tanta passione, che la politica è bella tutta, ma la cosa più bella della politica è potersi prendere cura della propria comunità.

La cosa più importante, il valore più alto. Che mi hai insegnato in questi cinque anni, lunghi e brevi allo stesso tempo. Che si sentono a metà.

giovedì

13

febbraio 2014

sabato

8

febbraio 2014

Abbiate il coraggio

Categoria Pezzi di Pezza

Ieri, in attesa di un incontro, la mia attenzione è andata su un libretto appoggiato su una scrivania.
Un libretto di quelli che sono pietre miliari per molti di noi. E sulla copertina c’era una frase importante.
La riporto qui, perchè improvvisamente quella frase importante eppur tante volte ascoltata ha dato il senso alla mia giornata. Anzi, direi alle mie giornate. A quello che sto provando a fare ed ai mesi che ci stanno davanti.

“Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.”

Di colpo, dopo anni, è tornato Don Milani con tutta la sua energia.
E di nuovo ho capito quante cose abbiamo sbagliato.
L’attesa silenziosa e ossequiosa che arrivasse il nostro turno. Il rispetto garbato e impaurito verso chi avremmo dovuto, almeno qualche volta, contestare. La puntuale obbedienza verso gli adulti…quel mondo vago, austero e lontano dal quale noi continuiamo erroneamente a pensare di essere esclusi. La volgare reverenza verso il potere, in qualsiasi forma e tempo si esplichi nella nostra vita.

Insomma noi l’abbiamo letto Don Milani, che diamine.
E pure le assemblee d’istituto per parlare di lui abbiamo fatto, dieci anni fa.
Ma poi quella generazione che avrebbe dovuto insegnarci che l’obbedienza non è più una virtù ma la più subdola delle tentazioni ci ha preferito debosciati ed impauriti, per lo più. Forse per non perdere il posto, il ruolo, l’egemonia.

Abbiamo sbagliato, avete sbagliato.

Avremmo dovuto cominciare a raccontarlo prima il mondo visto dai nostri occhi. Avremmo dovuto disobbedire di più.
Ci avete fatto credere che stando buoni sarebbe arrivata la nostra era, ma sapevate e sapevamo che non funziona così.

Per il bene di tutti non deve funzionare così.

Abbiamo il coraggio di disobbedire, abbiate il coraggio di dirci di farlo.

mercoledì

8

gennaio 2014

Essere incendiari

Categoria Pezzi di Pezza

Mi torna sempre in mente un’assemblea di istituto a Pontassieve, ormai sono passati un po’ d’anni, dove andai a parlare come rappresentante degli studenti.
Durante un intervento, un ragazzo disse che in politica “nasci da incendiario e muori da pompiere”.

Io questa cosa, per altro piuttosto banale, la ricordo sempre.
E mi domando spesso quanto ancora sia incendiaria e quanto stia già diventando pompiere.

Ma poi sarà vero?

Insomma, siamo pur sempre affascinati e attaccati alla necessità di risolvere i problemi delle persone. Magari non sempre si continua a farlo pensando alla rivoluzione ed al sol dell’avvenire.
L’orizzonte, per carità, resto quello lì.
Ma a volte i problemi sono più piccoli, più quotidiani.
Eppure incendiano allo stesso modo. Quando puoi cercare il modo di tutelare i lavoratori di un settore privo di diritti, quando srotoli uno striscione dalla Rinascente il Primo Maggio, quando capisci che le discussioni anche feroci sul Maggio non hanno salvato tutto ma sicuramente hanno contribuito a trovare una soluzione migliore. Quando anche semplicemente fai da tramite per risolvere un problema a un cittadino dimostrando che la politica non è poi così distante dalla vita delle persone. Quando per tre estati di seguito resti a Firenze a tirare su una Festa del tuo partito, che poi è una comunità nella sua bellezza e nella sua piccolezza…Beh, io non mi sento pompiere.

Caro studente di qualche anno fa, la mia risposta alla tua riflessione è questa qua: in politica nasci da incendiario e muori da incendiario. Se sei diventato pompiere significa che la politica non ce l’avevi mica troppo addosso.
C’avevi qualcos’altro.
Non saprei dire che.

venerdì

27

dicembre 2013

Lampadieri

Categoria Pezzi di Pezza

“In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei lampadieri che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata sulla spalla, con il lume in cima.
Così, il lampadiere vede poco davanti a sé, ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri.
Qualcuno ci prova.
Non per eroismo o narcisismo ma per sentirsi dalla parte buona della vita.
Per quello che si è, credi.”

(Tom Benetollo)

Con due giorni di ritardo rispetto al calendario del cerimoniale, auguri.

martedì

19

novembre 2013

Terre promesse

Categoria Pezzi di Pezza

L’arcobaleno comparso sopra Firenze è meraviglioso. Aumenta la bellezza della nostra città, e fa tornare indietro nel tempo.

A me, per esempio, ricorda un arcobaleno di tanti anni fa, almeno venti direi. Bello come quello di oggi. Solo visto con gli occhi di bambina. E con mio babbo che mi racconta della pentola piena d’oro nascosta dai nani dove nascono i colori. E la voglia di andarla a cercare. E l’assoluta, totale, concreta certezza di poterla trovare, come se esistesse davvero, come se già la stessi toccando con le mani.

Bella quella sensazione di mistero e realtà. Proprio come un arcobaleno.

mercoledì

6

novembre 2013

La forma delle cose che cambiano

Categoria Pezzi di Pezza

“Vedo nuvole in viaggio che hanno la forma delle cose che cambiano, mi viene un po’ di coraggio se penso che le cose poi non rimangono mai come sono all’inizio: 2013 un nuovo solstizio. Se non avessi voluto cambiare oggi sarei allo stato minerale.”

(Jovanotti, anche se pecca di veltronismo e di renzismo, è sempre un poeta)

 

martedì

29

ottobre 2013

Svuotare le stanze

Categoria Pezzi di Pezza

Oggi ho fatto pulizia nella stanza del Pd in via Forlanini, la stanzina di Botteghe Oscure, come si definiva tempo fa per via dei quadri che avevo appeso alle pareti.

Ci ho passato tre anni: quella stanza mi ha vista crescere, mi ha vista piangere e ridere, arrabbiare e divertire. Ha visto giorni di bella politica, ed io con lei. Adesso è il momento di lasciare il testimone, lo faccio con la serenità di essermi impegnata ogni giorno, e con la gioia di poter regalare ad altri le stesse emozioni e le stesse fatiche.

Però svuotare le stanze è sempre triste: metti in ordine un pezzo di te, fai i conti con quello che hai vissuto e progetti il futuro. Ecco, il futuro. Io vorrei che continuasse ad essere nel Partito Democratico. Magari in un Partito Democratico più bello, più chiaro e più di sinistra. Vorrei finalmente un soggetto politico in cui tutti quelli che combattono per un Paese migliore possano riconoscersi e ritrovarsi.

Vorrei un Pd meno da fighetti e più da gente normale, quella che fa i conti per la spesa ogni mese, che ha voglia di darsi da fare, che ragiona con la sua testa. Vorrei un Pd meno da nostalgici e più da contemporanei. Vorrei un Pd capace di scendere ancora in piazza ogni tanto, meno abituato a circoli elitari ed a convention milanesi.

Vorrei un Pd in cui venisse premiato il merito, e pure la fatica. Non solo la fedeltà o l’aspetto fisico. Vorrei un Pd diverso, la verità è questa.

Ma se mi guardo intorno non vedo altro che questo spazio qui per fare bene la politica. Perciò ci resto. Lasciando la mia stanzina a chi verrà, ma tenendo con orgoglio la mia tessera. Perchè senza quella tessera perderei la speranza di cambiare le cose.