Sopra i tetti di Firenze

IL DIARIO DI CECILIA PEZZA

sabato

28

febbraio 2015

Appalti, garantire servizi e garantire il lavoro

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

Non è la prima volta che affronto questo argomento sul blog. Si tratta infatti di una cosa assai frequente per un’amministrazione comunale quella di dare in appalto determinati servizi, creando di conseguenza un indotto sia in termini occupazionali che di stili di vita.

Come presidente della Commissione Lavoro adesso, ma anche negli anni passati come comsingliera comunale e basta, mi si è sempre posto il problema di garantire una continuità lavorativa alle persone impiegate in questi settori. Capiamoci: l’arco di intervento è enorme. I bandi di gara esistono per le grandi opere, per gestire le manutenzioni ordinarie, come ad esempio può capitare per un Comune riguardo al verde pubblico, per attività legate al sociale, alla cultura, e anche, anzi forse più del resto, per quanto riguarda servizi primari e fondamentali come le pulizie, i portierati e via di seguito. Non tutti questi appalti sono uguali e non tutti sono banditi dagli stessi livelli occupazionali. Quel che interessa a me, in questo post, è restringere il campo ai bandi di servizi in cui la componente principale è fornita dalla manodopera, cioè dal lavoro diretto delle persone, senza macchinari o strumentazioni particolari.

Altra cosa da dire: negli ultimi anni, a causa dei tagli agli Enti Locali da parte dello Stato centrale e per altri motivi legati, per esempio, alla crisi, i soldi che i Comuni investono in questi servizi, esattamente come in tante altre voci di spesa, sono sempre andati diminuendo. A questo non esiste rimedio finchè non ci sarà un cambio di rotta non solo nazionale, ma direi europeo. Perchè l’austerità tanto discussa poi si vive sulla ciccia delle persone, nella qualità dei servizi, nella garanzia di un lavoro. Ma questo è un altro discorso, solo serve per inquadrare il problema.

Diminuendo le finanze, diminuiscono dunque, di rinnovo in rinnovo dello stesso bando, le opportunità occupazionali e l’offerta data alla cittadinanza. Questo crea una serie di questioni non di poco conto, la prima tra tutte è quella per cui scrivo, ovvero la perdita di un numero di posti di lavoro consistente ogni volta che si va a rinnovare un servizio dato in appalto.

Come se ne esce? Non è semplice dirlo. Io penso che una strada da percorrere sia quella di studiare nuove formule di affidamento dei servizi, non per forza con bandi triennali (o poco più), costruendo un nuovo patto con gli operatori del settore e le rappresentanze sindacali, per condividere oneri ed onori, per valorizzare le realtà che operano sul territorio e creano un valore aggiunto non solo in un determinato appalto ma più in generale a una comunità. Perchè se è vero come è vero che c’è da stringere i denti per tutti, bisogna provare a farlo insieme, a salvarci tenendoci per mano, senza dare spazio a facili scorciatoie che richiano solo di dequalificare i servizi e mortificare chi crea indotto qui, magari contribuendo anche all’inserimento sociale di categorie svanatggiate. Insomma, non è facile ma la formula per garantire tutti va trovata insieme, e questo è compito della politica, perchè si tratta di mettere le basi di un nuovo sistema economico sociale cuon il quale guardare oltre la crisi.

Intanto, noi proviamo a fare il nostro. E qui vengo al dunque. C’è un lungo discutere sulla possibilità o meno di garantire la continuità occupazionale tra un appalto e l’altro; la giurisprudenza non è chiara e nella confusione la politica viene ad essa sottoposta, lasciando così spesso centinaia (perchè di questo si tratta, soprattutto per un Comune grande come quello di Firenze) di persone senza tutele e sicurezza sul proprio futuro. Ci sono forme con cui frenare questo “spargimento di sangue”, ma non sono applicabili spesso, secondo gli uffici delle istituzioni. Perchè, appunto, confliggono tra loro le strade per uscirne, e i Comuni, non avendo potestà legislativa, poco possono per cambiare la situazione. Allora con i consiglieri del Pd che fanno parte della Commissione Lavoro abbiamo lavorato ad una risoluzione per chiedere alla Regione Toscana di intervenire sulla propria legge sugli appalti, ed abbiamo chiesto anche alle consigliere di opposizione presenti nella nostra Commissione di firmare l’atto. Posto che non basta e che è dunque importante in tal senso sostenere la proposta di legge nazionale promossa dalla Cgil in queste settimane, pensiamo che se la Regione modificasse la sua legge inserendo un chiaro riferimento all’obbligo, per il soggetto che entra in un appalto, di riassorbire il personale precedentemente occupato, questo aiuterebbe anche i Comuni a creare maggiori garanzie per chi lavora nei loro servizi, seppur non è loro diretto dipendente.

Ripeto: questo non risolve il problema, perchè per trovare una via d’uscita sarebbe necessario costruire nuove modalità gestionali. Ma il senso della risoluzione è quello di cercare di tracciare una strada, di dare un indirizzo, e di inziare, in Toscana, a dare il buon esempio, anche al Governo.

 

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