Sopra i tetti di Firenze

IL DIARIO DI CECILIA PEZZA

martedì

19

gennaio 2016

Firenze città aperta

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

Oggi i giornali danno giustamente grande attenzione al regolamento che abbiamo approvato ieri in Consiglio comunale a tutela del patrimonio Unesco. Un regolamento che tenta di disciplinare alcuni aspetti del commercio cittadino per salvaguardare la qualità delle botteghe nella nostra città, che stabilisce orari di chiusura per i dehors provando in questo modo a rispettare il diritto al riposo dei residenti, che stringe la cinghia contro la vendita degli alcolici per intraprendere una campagna contro l’abuso di alcool e contro le sue conseguenze, sia in termini di salute che in termini di degrado per le strade.

Insomma, bene. Bene voler dare un senso più profondo al centro fiorentino del solo usa e getta di triste memoria. Bene voler stabilire un livello elevato di qualità dell’offerta del nostro commercio. Si tratta di una sfida complicata, da giocare in punta di diritto, stretti da una parte da una normativa nazionale che – giustamente – ha allargato negli anni le maglie per la libera impresa e dall’altra dalla necessità sempre più evidente di valorizzare e tutelare ciò che di più caro abbiamo: l’identità fiorentina.

Quello che vorrei fosse chiaro a questo punto è quale sia l’identità fiorentina di cui parliamo: Firenze è storicamente città di commerci, la sua è una vocazione internazionale, le sue strade da sempre brulicano di esperienze e culture diverse. Io non voglio, non ho mai immaginato una città monocolore. Né, tantomeno, una città con le saracinesche chiuse.

Il senso del regolamento, o almeno il motivo per cui l’ho sostenuto pur conoscendone la delicatezza, è che possiamo fare di più: che Firenze può dimostrare attraverso il suo commercio modelli integrativi innovativi. Non una campagna contro qualcuno o qualcosa dunque, ma una richiesta a tutti di fare un passo in avanti insieme. Perché la nostra sarebbe una città più povera senza piccole attività come quelle tanto contestate dei minimarket, ma sarà una città assai migliore di quella attuale quando questi piccoli negozianti saranno davvero integrati, faranno parte del tessuto cittadino, rispettando regole chiare e venendo al contempo riconosciuti come parte integrante dell’offerta commerciale.

La realtà italiana d’altra parte parla chiaro: ogni giorno chiudono trenta botteghe e di queste una su quattro resta sfitta: una città con i fondi vuoti è una città peggiore, e non dobbiamo andare in questa direzione. Ma è altresì evidente la necessità di ostacolare fenomeni pericolosi, come ad esempio la vendita di alcolici a basso prezzo: per questo il nostro regolamento gioca un ruolo importante, quello di provare a tracciare una strada nuova che, rispettando la libertà di tutti di fare impresa, responsabilizzi chi la fa. Questo è importante: la responsabilità. Da qui possiamo partire per immaginare una Firenze aperta e piena di offerte, una Firenze multiculturale anche nel commercio.

Sarà possibile farlo? Questo regolamento sarà lo strumento adatto? Io non lo so, sicuramente è un tentativo. Ma alcune cose vanno chiarite subito: per riuscire in questa impresa serve il concorso di tutti, anche dei proprietari dei fondi commerciali che devono sentirsi responsabilizzati insieme ai negozianti nella lotta al degrado e alla rendita. Infine, va chiarito un altro punto: non è un regolamento contro, ma un regolamento per. E questo fa la differenza, la profonda e necessaria differenza tra una cultura del vivere la città sostenibile e una che poggia le basi sulla paura. Proprio in questo tempo di terrore, di paura del diverso, di caccia al nemico, Firenze e i suoi rappresentanti devono dimostrare che vivere insieme, nel rispetto reciproco, non solo è possibile ma anche moralmente necessario. Per questo a mio avviso il regolamento è un passo importante, ma non basta da solo: occorrono al più presto, oltre al disciplinare sul commercio tradizionale che stilerà la giunta, strumenti formativi e integrativi che permettano a tutte quelle attività esistenti, disponibili a intraprendere un percorso di riqualificazione del proprio negozio, di continuare a lavorare, meglio e più di prima.

Perchè Firenze è città aperta, lo è da sempre e non vuol certo smettere di esserlo ora.

 

Parliamone

venerdì

1

maggio 2015

Un gran bel lavoro

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

Festa del lavoro, anzi Festa dei lavoratori. Che oltre a una stato Facebook merita qualcosa di più.

Allora ho pensato alle cose fatte negli ultimi mesi in Comune, alla presidenza della Commissione Lavoro, una commissione che ogni giorno cerca di onorare questa Festa, che è stata fatta per questo, qualche mandato fa che ancora probabilmente io nemmeno votavo, e che ancora è attiva in Palazzo Vecchio, ci si lavora insieme sia che siamo consiglieri di maggioranza sia che siamo consiglieri di opposizione, ognuno certo fa la propria parte ma non esiste strumentalità davanti al lavoro che non c’è.

Così oggi penso alle tante persone che sono passate da quella stanza: a quelle a cui posso associare con soddisfazione qualche piccola o grande conquista, a quelle che vivono crisi occupazionali ancora in corso, a quelle che purtroppo il posto l’hanno perso. Penso a quanto un Comune grande come il nostro sia a sua volta datore diretto o indiretto di lavoro: una responsabilità enorme che troppo spesso negli anni è stata relegata all’attenzione degli uffici e che invece sempre di più torna a farsi presente, portandoci di volta in volta a dover scegliere, a prendere posizione sul futuro delle persone: il nostro impegno per  modificare la legge regionale in materia di appalti inserendo tutele maggiori per il personale impiegato è un esempio sicuramente attuale di quel che abbiamo fatto.

Penso che il lavoro che abbiamo incontrato in questi mesi sia tanto, diverso, a volte ingiusto: ci occupiamo facilmente di casi risolvibili o eclatanti, ai quali ovviamente dobbiamo  la nostra massima attenzione, ma poi giornalmente ci rendiamo conto che quel che è sfuggito dalla nostra attenzione è ancora tanto, ed è difficile da inquadrare, da tutelare, da comprendere a volte. Eppure è proprio su questa linea di frontiera che dobbiamo impegnarci di più, è qui che si giocano i diritti del futuro, i diritti di quella enorme parte di cittadini che non hanno ancora strumenti, luoghi e forme per darsi una voce. In questa battaglia ho trovato al mio fianco un pezzo del più importante sindacato d’Italia: Nidil Cgil che ogni giorno si occupa proprio dei lavoratori meno riconoscibili. Ed è bello, per una come me che quando entra in Cgil si sente a casa da quando era al liceo, sapere che anche nei sindacati sta crescendo l’attenzione verso i nuovi lavori, quelli più difficili da tutelare.

Penso infine che a volte le persone conosciute in questi mesi a cui mi sono sentita tantissimo vicina non sono stati i lavoratori, ma i datori di lavoro: quando vedi dure sorelle che hanno ereditato l’azienda di famiglia e hanno le lacrime agli occhi nel raccontarci le difficoltà, quando un imprenditore scende da Milano a comunicare alla Commissione che vorrebbe fare di più, ma le ha provate tutte e proprio non sa dove battere la testa..Beh, anche questo vuol dire lavoro, soprattutto in un Paese come il nostro, di piccole attività che hanno per anni tenuto in piedi la nostra economia e che adesso davanti alla crisi, alla globalizzazione si sentono perse. Anche per queste persone oggi deve essere Festa.

Buon Primo Maggio a tutti, e da domani buon lavoro, Italia.

 

Parliamone

sabato

28

febbraio 2015

Appalti, garantire servizi e garantire il lavoro

Categoria Le cose che abbiamo in Comune

Non è la prima volta che affronto questo argomento sul blog. Si tratta infatti di una cosa assai frequente per un’amministrazione comunale quella di dare in appalto determinati servizi, creando di conseguenza un indotto sia in termini occupazionali che di stili di vita.

Come presidente della Commissione Lavoro adesso, ma anche negli anni passati come comsingliera comunale e basta, mi si è sempre posto il problema di garantire una continuità lavorativa alle persone impiegate in questi settori. Capiamoci: l’arco di intervento è enorme. I bandi di gara esistono per le grandi opere, per gestire le manutenzioni ordinarie, come ad esempio può capitare per un Comune riguardo al verde pubblico, per attività legate al sociale, alla cultura, e anche, anzi forse più del resto, per quanto riguarda servizi primari e fondamentali come le pulizie, i portierati e via di seguito. Non tutti questi appalti sono uguali e non tutti sono banditi dagli stessi livelli occupazionali. Quel che interessa a me, in questo post, è restringere il campo ai bandi di servizi in cui la componente principale è fornita dalla manodopera, cioè dal lavoro diretto delle persone, senza macchinari o strumentazioni particolari.

Altra cosa da dire: negli ultimi anni, a causa dei tagli agli Enti Locali da parte dello Stato centrale e per altri motivi legati, per esempio, alla crisi, i soldi che i Comuni investono in questi servizi, esattamente come in tante altre voci di spesa, sono sempre andati diminuendo. A questo non esiste rimedio finchè non ci sarà un cambio di rotta non solo nazionale, ma direi europeo. Perchè l’austerità tanto discussa poi si vive sulla ciccia delle persone, nella qualità dei servizi, nella garanzia di un lavoro. Ma questo è un altro discorso, solo serve per inquadrare il problema.

Diminuendo le finanze, diminuiscono dunque, di rinnovo in rinnovo dello stesso bando, le opportunità occupazionali e l’offerta data alla cittadinanza. Questo crea una serie di questioni non di poco conto, la prima tra tutte è quella per cui scrivo, ovvero la perdita di un numero di posti di lavoro consistente ogni volta che si va a rinnovare un servizio dato in appalto.

Come se ne esce? Non è semplice dirlo. Io penso che una strada da percorrere sia quella di studiare nuove formule di affidamento dei servizi, non per forza con bandi triennali (o poco più), costruendo un nuovo patto con gli operatori del settore e le rappresentanze sindacali, per condividere oneri ed onori, per valorizzare le realtà che operano sul territorio e creano un valore aggiunto non solo in un determinato appalto ma più in generale a una comunità. Perchè se è vero come è vero che c’è da stringere i denti per tutti, bisogna provare a farlo insieme, a salvarci tenendoci per mano, senza dare spazio a facili scorciatoie che richiano solo di dequalificare i servizi e mortificare chi crea indotto qui, magari contribuendo anche all’inserimento sociale di categorie svanatggiate. Insomma, non è facile ma la formula per garantire tutti va trovata insieme, e questo è compito della politica, perchè si tratta di mettere le basi di un nuovo sistema economico sociale cuon il quale guardare oltre la crisi.

Intanto, noi proviamo a fare il nostro. E qui vengo al dunque. C’è un lungo discutere sulla possibilità o meno di garantire la continuità occupazionale tra un appalto e l’altro; la giurisprudenza non è chiara e nella confusione la politica viene ad essa sottoposta, lasciando così spesso centinaia (perchè di questo si tratta, soprattutto per un Comune grande come quello di Firenze) di persone senza tutele e sicurezza sul proprio futuro. Ci sono forme con cui frenare questo “spargimento di sangue”, ma non sono applicabili spesso, secondo gli uffici delle istituzioni. Perchè, appunto, confliggono tra loro le strade per uscirne, e i Comuni, non avendo potestà legislativa, poco possono per cambiare la situazione. Allora con i consiglieri del Pd che fanno parte della Commissione Lavoro abbiamo lavorato ad una risoluzione per chiedere alla Regione Toscana di intervenire sulla propria legge sugli appalti, ed abbiamo chiesto anche alle consigliere di opposizione presenti nella nostra Commissione di firmare l’atto. Posto che non basta e che è dunque importante in tal senso sostenere la proposta di legge nazionale promossa dalla Cgil in queste settimane, pensiamo che se la Regione modificasse la sua legge inserendo un chiaro riferimento all’obbligo, per il soggetto che entra in un appalto, di riassorbire il personale precedentemente occupato, questo aiuterebbe anche i Comuni a creare maggiori garanzie per chi lavora nei loro servizi, seppur non è loro diretto dipendente.

Ripeto: questo non risolve il problema, perchè per trovare una via d’uscita sarebbe necessario costruire nuove modalità gestionali. Ma il senso della risoluzione è quello di cercare di tracciare una strada, di dare un indirizzo, e di inziare, in Toscana, a dare il buon esempio, anche al Governo.

 

Parliamone

mercoledì

31

dicembre 2014

Sia bello e leggero

Categoria Pezzi di Pezza

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Se dovessi riassumere il 2014 con un’immagine, lo farei senza dubbi con questa.
E infatti lo faccio.
Perchè questo per me è stato l’anno del ritorno all’intimità. Con il sessantesimo compleanno del mio babbo, il gigante buono della mia vita, quello che è stato il primo a cui ho detto “io da grande mi sposo con te”. Con il secondo cambio di residenza in due anni ed il divertimento di arredare casa. Con il matrimonio della mia sorella grande e Matteo, che le bambole ormai sono tutte in cantina ma lei è proprio la sposa più bella. E’ stato l’anno di qualche addio, doloroso come ogni volta: la mia nonna che se ne è andata chiedendosi come si sarebbe vestita per me e Paolo, Simone che ci ha lasciati tutti senza parole e con il freddo dentro. Poi è stato l’anno della Franci che si è laureata – in tempo perfetto e con il massimo dei voti perchè lei è davvero la più brava, e pure l’anno del cognato che è tornato dal Kenya, diventando subito un nuovo e preziosissimo amico. E soprattutto l’anno del 4 ottobre, di una festa semplice e amata, costruita e aspettata, gioiosa come questa foto qua. Anno di ritorno allo studio, come rifugio a quello che mi piaceva e non c’è più e come ricerca delle strade future.
Un 2014 di impegno in Comune, di nuovo eletta. Con la presidenza di una Commissione che cerco di far funzionare con fatica e non sempre per bene, ma con l’impegno che richiede ogni responsabilità. Da giugno ad oggi abbiamo fatto decine di riunioni, abbiamo incontrato rappresentanti sindacali di aziende in crisi e anche di crisi legate a rinnovi di appalti interni, per non nascondere i problemi sotto nessun tappeto. Ho provato – per quanto mi è stato possibile – ad ascoltare tutti e a cercare soluzioni, nel rispetto di un ruolo, seppur piccolo, molto più istituzionale degli anni passati. Meno uscite pubbliche dunque, ma molto lavoro. Almeno così ho provato a impostare questa nuova esperienza, non sempre facile per me che sono troppo istintiva e troppo poco pacata.
Un anno, il primo, in cui la solitudine di far politica si è sentita fortissima, in un partito culturalmente sempre più distante da me e non tanto per il capo – come i faciloni vorrebbero credere e far credere – quanto per le abitudini dello stare insieme che si stanno velocemente trasformando: “moritur et ridet”, dicevano una volta. Ecco la sensazione che mi ha dato la sinistra in questi mesi, mentre trovare una prospettiva larga per cui continuare l’impegno stava diventando sempre più arduo e l’unica soluzione molto spesso è restata, di nuovo, la responsabilità istituzionale. Intesa come senso del dovere nel rappresentare i cittadini, nell’amare i luoghi della democrazia nonostante la tempesta che fuori infuria.
Eccolo il 2014, insomma. L’anno della ricerca di un nuovo equilibrio e di una nuova sinistra, entrambe ricerche fallite (ma cos’è la vita, se non ricerca continua?). Per provare a trovarle ho volato fino in America, sfidando le mie bambinesche paure (ma aggrappata alla mano di chi ogni giorno mi sorregge e sopporta).
Adesso si aspetta il saluto di Giorgione, che da vecchio comunista ama questo Paese più di tutti noi, si attende il cenone con altri litri di vino a riscaldare questa freddissima giornata invernale. E poi si apriranno le prossime settimane, così dense e così in fondo uguali a quelle passate: vedremo nuovi Presidenti della Repubblica, parteciperemo appassionati con un tweet al toto-nomi per qualche ministero. Festeggeremo altri compleanni, brinderemo a nuovi matrimoni. Ci imcazzeremo come ogni volta e come sempre ci renderemo ridicoli.
Chissà cosa ci aspetta, magari pure le elezioni anticipate. Io proprio non lo so.
Mi auguro solo che sia un 2015 bello e leggero, che si esca un pochino da questo timore della crisi e che si mantenga in salute papa Francesco, che almeno uno di sinistra ci vuole in questa penisola.
Buon anno a tutti insomma, o, almeno, buona serata.

 

Parliamone

martedì

27

maggio 2014

771 grazie.

Categoria Pezza Idea

Fare i conti in fondo è sempre difficile. E poi le parole si sprecano, le analisi (spesso sbagliate) pure.
Allora ci provo, scusandomi fin da subito se non venisse fuori un post soddisfacente.
Grazie.
Grazie a Lorenzo, che farà il testimone a Paolo. E anche scusa, non sia mai. Grazie a Paolo ovviamente, che senza le nostre chiacchiere di fine giornata, quando ci si ritrova a letto la notte, le cose non averbbero lo stesso gusto…nemmeno in campagna elettorale!
Grazie ad Andrea, Stefano, Claudio, Franco, Lucilla e tutti gli altri: quel mondo meraviglioso che rende unica Firenze e che mi ha regalato un sostegno gratuito e gentile.
Grazie ovviamente a Massimo (e pure a Guya!): la cosa più bella di questa campagna elettorale è stata senza dubbio quella di rimescolare le carte, perchè la sinistra alla fine è più bella quando sta insieme.
Grazie a Daniele, che la notte è una parte del giorno.
Grazie a Puyan, a Gianluca e a Luigi, e viva gli ambulanti!
Grazie a Benedetto per essere un romantico tifoso.
Grazie, immensamente grazie, a Federico, Giovanni e Irene. Grazie a Mario ed a Mara.
Grazie a Giacomo, per i discorsi sulla cultura e su Dio. E grazie a Enrico, il sostegno del nipote del grande sindaco operaio che governava la città è stato un onore immenso.
Grazie a Trine, al mitico Manti e ad Alessandra Innocenti detta Ale, che sicuramente guida meglio di me.
Grazie a Marco ed a Dino. Grazie a Maria Grazia e a Niccolò, perchè il voto non può fare paura!
Grazie a Valerio, che quando piangevo qualche mese fa diceva che stavo facendo politica nell’unico modo possibile.
Grazie a Gianni, Nicoletta e Lucilla per i loro spledidi panini e le tante risate.
Grazie a Fabrizio e a Matteo, ed ai loro sogni che sanno sempre realizzare, pare impossibile ma è così.
Grazie a Luca, che è un sano riformista.
Grazie al Giaco, ai ragazzi del Tender, ad Alessandro.
Grazie al compagno Silvi ed a Massimo Bray, per l’affetto e la fiducia. Grazie a Sergio, alla sua vena critica che ci sprona a fare sempre qualcosa di più.
Grazie ad Enrico e soprattutto a Laura: di donne così ne ho conosciute poche!
Grazie a Marta, Daniele, Fabio, Riccardo, Alessio, Osvaldo, Giovanna… Grazie a Emanuele, che mi ha fatto scoprire un mondo e che alle cene porta il vino di Libera.
Grazie alla Franci, che pensa sempre al bene della squadra: ce ne sono poche di persone così, e si vede che l’ha cresciuta una grande compagna.
Grazie a Enrico, per quegli occhiali rossi che non volevo e che invece hanno caratterizzato la mia campagna.
Grazie a Carlo, per la poesia che mette nelle foto e nella vita.
Grazie a Angelo e a Fabrizio: il mondo che mi mancava e che mi ha fatto sentire a casa.
Grazie a Rosaria, che sa quanto è possibile soffrire per un partito ma che resiste.
Grazie a Leonardo che accoglie sempre speranzoso le mie folli idee, perchè nella vita bisogna essere ottimisti.
Grazie a Antonia, che è tornata dall’Erasmus per votare Pd e scrivere Pezza.
Grazie a Ginevra, che ancora non può votare ma mi ha regalato una cosa preziosa: la voglia di tornare a giocare con le Barbie.
Grazie a Barbara che mi ha sostenuta nonostante ci fosse chi dicesse di no, ed a Marily che abita vicino a me.
Grazie a Sandra e Antonio, e alla bella Clara.
Grazie a Letizia per avermi reso resposabile, ed a tutti gli altri.
Grazie ad Alessio ed ai suoi quadri di cuori.
Grazie a Leonardo, che si è fidato di me perchè conosce mia sorella. E certo grazie anche a lei, la sorella piccola Franci, ed alla Mei, quella grande: perchè ci sono sempre, più di quanto io ci sia per loro.
Grazie alla mia futura suocera e complimenti al mio futuro suocero. Grazie alla Silvia ed ai suoi amici che mi scrivono su Facebook.
Grazie ad Alberto per le riflessioni pomeridiane. Grazie a Valeria e ad Achille, ad Elisa. A Dani, alla Spac, alla Giulia, a Robi per il sostegno. Al Trapani ed a Leo, che è stato un grande parlamentare europeo.
Grazie a Renzo, che mi ha chiamata da Campi perchè noi abbiamo fatto insieme tre Feste Democratiche, e la Festa ti segna dentro. Grazie a chi ha deciso che non andassi più bene e mi ha lasciata da sola: non c’è cosa migliore che trovarsi in difficoltà per crescere e rafforzarsi.
Grazie ai miei genitori, che con silenzio e pazienza accettano le mie scelte e mi sostengono sempre. Brontolandomi quando è necessario, perchè non si smette mai di essere figli e genitori.
Grazie infine a questa città, che è meravigliosa e non ti fa mai esagerare. Perchè le sfide sono assai più belle quando non finiscono mai, quando non puoi dire “ce l’ho fatta”, ma solo “devo ancora migliorare”. Ed è migliorando, con fatica, che si ottengono affetto e risultati. Non arrivando al traguardo senza passare dal via.
E adesso a riposo, ma per poco tempo, che c’è tanto da fare!
E lo faremo bene, se lo faremo insieme!

 

Parliamone

venerdì

23

maggio 2014

venerdì

23

maggio 2014

La conosci bene questa sensazione

Categoria Pezza Idea

Insomma ci siamo. L’unico vero cruccio che ho è quello di non essere riuscita a raccontarvi questa mia campagna sul blog: purtroppo le forze sono quelle che sono, e tutto non l’ho potuto fare.
Vorrei però rimediare con qualche sensazione a poche ore dal voto. Spero di poter regalare così la bellezza di queste settimane.
La sensazione più intensa è quella della responsabilità: ieri una mia amica mi ha detto che non devo sentirmi onorata del suo sostegno, perchè più che di onore si tratta di responsabilità. Quella che dovrebbero avere tutte le persone impegnate in politica. Ha proprio ragione lei: la sensazione più intensa in queste settimane è stata proprio il senso di responsabilità, di dover essere in grado di rappresentare le storie, le emozioni, i pensieri, le necessità delle persone. Un dovere enorme che fa tremare le gambe ma è bellissimo, è vita, è comunità.
La seconda sensazione è la preoccupazione: già, la preoccupazione per questa politica che continua a non funzionare bene, che lascia a casa la gente. Non c’è male più forte per una bischera come me che toccare con mano l’antipolitica, la disillusione, la rabbia. A volte pare di combattere contro i mulini a vento, con la sola certezza che il Pd può piacere o non piacere, ma è l’unica via per tornare a respirare. L’unica speranza che abbiamo.
La terza sensazione, la più bella sicuramente, è l’anima della città: Firenze è unica. Firenze regala sorrisi e rimbrottate, Firenze la trovi in bus mentre ascolti Brunori Sas guardando il bimbo cinese che sorride alla mamma giocando a fare le bolle con le Big Babol, e poi la trovi sulle panchine in piazza San Jacopino dove un vispo pensionato arringa i suoi amici. Firenze la scopri nei teatri e nei campi sportivi, nelle piazze e nei locali. Firenze è il dipinto dei suoi commercianti che hanno sempre una buona parola con cui salutarti e delle mani dei facchini che lavorano la notte. Firenze è litigiosa e sempre scontrosa, non va mai bene niente ma poi c’è sempre il tempo per un sorriso e una battuta.
Infine l’ultima sensazione, per citare il cantante che mi ha accompagnata nelle mie scarpinate: “quella specie di otimismo senza una ragione”. Sì, questa specie di ottimismo è il grazie con cui chiudo davvero la mia campagna elettorale.
L’ottimismo del continuare a credere che ce la possiamo fare. Che dobbiamo stare insieme, che la strada è stretta ma esiste. L’ottimismo di aver ritrovato in questo percorso compagni di viaggio diversi, di aver rimescolato le carte. Che tutto cambia per fortuna, quello che resta sono i valori a cui ci siamo legati. I motivi per cui ci siamo innamorati della politica ed abbiamo scelto di stare a sinistra, dalla parte di chi ha voglia di guardare insieme al futuro.

Ci vediamo domenica, dalle 7 alle 23, ai seggi di Firenze.
Che abbiamo da migliorare la nostra città e da cambiare l’Europa.
Io ho anche questa sensazione: che stavolta, insieme, ce la possiamo fare.

 

Parliamone

lunedì

5

maggio 2014

Cittadini e turisti

Categoria Pezza Idea

Firenze è una città a misura di turista o a misura di fiorentino?
Oggi, girando per le strade del centro, mi sono divertita ad osservare le cose ed a cercare di trovare risposta a questa cruciale domanda.
Noi viviamo di e grazie al turismo: per questo sono importante alcune opere strategiche di cui tanto si discute sui giornali, ma per questo sono vitali anche piccoli accorgimenti che possono fare la differenza. Ad esempio, credo che si debba incentivare la nascita di nuovi perscorsi turistici, che vadano anche alla scoperta di tesori nascosti, ma anche di nostre eccellenze. Penso a un tour del Made in Italy, ad uno del restauro e dell’artigianato. Ma anche – mi piacerebbe davvero moltissimo! – un percorso che guidi i nostri ospiti alla scoperta delle botteghe storiche, che animano tutta la città. Credo infatti che sia necessario allargare il raggio di interesse culturale ed economico che la città offre ai turisti, perchè le bellezze di Firenze non sono “solo” quelle stampate sulle cartoline, ma tante altre, anche in termini di risorse umane e di saperi!
Ma nello stesso tempo sono fortemente convinta che sia necessario far tornare i fiorentini in centro: sono loro, anzi, siamo noi a caratterizzare e rendere unica la città. Ma per farlo serve aprire nuovi servizi dentro le mura: per prima cosa, aprirei di nuovo un Punto Anagrafico in centro. Non per forza in Palazzo Vecchio, non serve. Ma nella bellissima sede del Quartiere 1 in piazza Santa Croce, piuttosto che all’interno dell’ex tribunale di San Firenze, sarebbe sicuramente un servizio utile e ben accetto dai cittadini. Una prima piccola cosa da fare, per rendere la città a misura di tutti, residenti o turisti che siano.

 

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martedì

29

aprile 2014

La terra, i suoi frutti e chi la lavora

Categoria Pezza Idea

vandana

Stamattina sono passata dal Festival dei Semi, promosso dall’associazione Navdanya International. Oltre a imparare tante cose seguendo i giochi dedicati ai bambini, ho avuto l’occasione di firmare la Promessa dei semi, con la quale mi sono impegnata a tutelare la terra, i suoi frutti e chi la lavora con rispetto e dedizione, e ho anche potuto incontrare la mitica Vandana Shiva, donna simbolo dell’impegno per la biodiversità, la tutela dell’agricoltura e dei piccoli agricoltori di tutto il mondo.
Il suo nome mi ricorda tante battaglie degli anni passati, a partire da quelle portate avanti nel 2002, al Social Forum Europeo di Firenze.
Il fatto che oggi nella nostra città ci sia una assocazione come la Navdanya International che si occupa di queste tematiche mi riempie di orgoglio e di speranza verso il futuro: significa che non tutto quello che abbiamo detto e fatto dieci anni fa è andato perduto!
Possiamo ripartire da qui per guardare al domani, alla nostra città: per esempio incentivando esperienze positive come quella di Orti Dipinti portata avanti da Giacomo Salizzoni, che oggi era impegnatissimo al Festival. Io sono fortemente convinta infatti che non usciremo mai dalla crisi se non cercheremo soluzioni diverse ai problemi che abbiamo davanti oggi, a partire da nuovi stili di vita e di socialità…Come ci insegna per l’appunto Giacomo in Borgo Pinti.
Vi consiglio di fare un salto a trovarlo!

 

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lunedì

28

aprile 2014

Mappiamo i bisogni

Categoria Pezza Idea

Oggi, in uno dei miei tanti incontri, ho scoperto una bella idea che sta nascendo a Firenze. Non è una pezzaidea, perchè già c’è. Ma è bella e quindi la racconto qui.
La cosa è semplice: mappare i bisogni concreti della città, dividendola per quartieri. Che ne so, lì manca una mesticheria, lì manca un fruttivendolo. Ma anche: qui c’è una slot machine e sta aumentando il disagio sociale, è necessario intervenire. E via di questo passo.
Una ricerca certamente non semplice, ma che potrebbe avere come effetto quello di creare nuovi posti di lavoro e nuove imprenditorialità. Un modo di mettere in collegamento la domanda e l’offerta, sicuramente da unire ad altri tipi di intervento. Per esempio, una mia fissa è quella di mettere in maggiore sincronia il mondo della formazione locale e quello del lavoro, perchè spesso si crea un sapere e un saper fare che non trova concretezza nella realtà, e la cosa non è sostenibile, soprattutto in tempi di crisi come questo.
Insomma, io inizierei a mappare i bisogni, dando una mano a questa meritevole iniziativa. Anche il Comune può fare la sua parte, soprattutto se rende centralità ai nostri cinque Quartieri!

 

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